Il Prof. Giuseppe Mancia entra nel team del Policlinico di Monza

L’eccellenza nello studio e cura dell’ipertensione

E’ l’ipertensione arteriosa la prima causa di morte al mondo. Una malattia subdola, troppo spesso sottovalutata, con scarsi sintomi, ma un potenziale altamente pericoloso per la salute degli individui di qualsiasi etnia e di qualsiasi nazione.
Il controllo dell’ipertensione arteriosa è purtroppo ancora oggi inadeguato, un recente studio del 2013 infatti mette in luce che solamente il 30% dei pazienti ipertesi riceve cure adeguate. Si deduce quindi come il miglioramento in questo campo rappresenti un obiettivo di enorme rilevanza per la salute della popolazione ed è proprio per venire incontro a questa necessità che il Policlinico di Monza ha deciso di offrire un nuovo servizio specialistico per la diagnosi e cura dell’ipertensione arteriosa e delle malattie vascolari associate. Il Centro Studi Ipertensione e Malattie Vascolari dell’Istituto Clinico Universitario di Verano Brianza nasce con l’obiettivo di mettere a punto un sistema che permetta un’efficace prevenzione delle complicanze cardiache e vascolari legate a questa patologia.
A dirigere il Centro sarà il massimo esponente europeo nel settore della cura e della ricerca dell’ipertensione arteriosa e delle patologie ad essa collegate, il Prof. Giuseppe Mancia, specialista in cardiologia.
prof rondelli insieme al prof mancia“Dai 60 anni in su l’ipertensione arteriosa diventa, sia negli uomini che nelle donne, la principale causa di ictus, infarti, scompenso cardiaco e insufficienza renale – spiega il Prof. Mancia – e andiamo incontro ad un enorme paradosso se pensiamo che, nonostante i tanti farmaci per la cura dell’ipertensione, solo il 20% dei pazienti risulta avere la pressione arteriosa entro valori normali durante i controlli”. Un paradosso si, dovuto soprattutto alla scarsa aderenza dei pazienti alla terapia prescritta dal proprio medico. Spesso infatti succede che la persona affetta da ipertensione arteriosa non mostri sintomi evidenti e quindi non ritenga così necessario curarsi oppure può capitare che i leggeri effetti collaterali del farmaco scoraggino il paziente a proseguire con la terapia che, è bene ricordare, è assolutamente fondamentale per non incorrere in gravi patologie, anche mortali, soprattutto in quelle persone che presentano anche elevati valori di colesterolo o siano affette da diabete.
“È sconvolgente vedere che un terzo dei pazienti in cura, non rinnova neppure la prima prescrizione del farmaco – continua il Prof. Mancia – diventa quindi difficile per il medico valutare in maniera precisa la reale condizione del paziente. Vengono quindi da porsi molte domande su quelle persone che si dice affette da ipertensione resistente ai farmaci. Qui il vero quesito è: siamo davvero sicuri che questi pazienti stiano assumendo regolarmente il farmaco prescritto? No, molte volte purtroppo non è così”.
Il Prof. Mancia all’inizio degli anni ’90 è stato il Responsabile ricercatore dell’importante progetto PAMELA (Pressioni Arteriose Monitorate E Loro Associazioni). Si tratta di uno studio epidemiologico in cui sono stati ottenuti i valori di pressione arteriosa mediante diverse metodologie di misurazione (tradizionale sfigmomanometrica, domiciliare, monitoraggio ambulatoriale delle 24 ore) su un ampio campione della popolazione generale di Monza. In ogni soggetto è stato inoltre effettuato uno studio del danno d’organo cardiaco mediante misurazione ecocardiografica della massa ventricolare sinistra. Le misurazioni sono state effettuate una prima volta nel 1990/91 e una seconda volta nel 2000/1. Sono stati ottenuti importanti risultanti su diversi aspetti clinici ed epidemiologici riguardanti l’ipertensione arteriosa e il danno d’organo cardiovascolare.
Successivamente sono stati sistematicamente raccolti gli eventi mortali totali e cardiovascolari, mortali e non, durante un follow up di dodici anni, fra i più lunghi quindi della storia della ricerca epidemiologica cardiovascolare. Il vantaggio rilevante di questi dati è quello di essere stati ottenuti su una popolazione generale casualmente selezionata, offrendo di conseguenza informazioni sulla distribuzione reale dei diversi parametri misurati. “Tra i tanti dati utili che ci offrì lo studio PAMELA – spiega il Prof. Mancia – emerse anche la cosiddetta ipertensione da camice bianco. Diversi soggetti dimostravano valori pressori più alti quando la misurazione veniva fatta in ambulatorio dal medico, mentre magari nelle rilevazioni casalinghe i valori erano nella norma. All’infuori del progetto PAMELA, ci sono stati anche moltissimi studi sugli animali, in particolare le scimmie, che hanno evidenziato come la pressione arteriosa sia suscettibile allo stress, a situazioni d’ansia e simili. Ma ad oggi tuttavia, non si conosce la vera causa dell’ipertensione definita primaria ovvero quella di cui è affetta la maggioranza della popolazione.
Al contrario l’ipertensione secondaria ha una causa identificabile e si manifesta in un individuo normoteso che durante l’arco della giornata presenta picchi ipertensivi scatenati da altre patologie come per esempio un’insufficienza renale, la coartazione dell’aorta, l’obesità e altre malattie”.
Dalle parole del Prof. Mancia si evince chiaramente che il mondo dell’ipertensione arteriosa sia altamente sfaccettato e a questo proposito il Centro Studi Ipertensione e Malattie Vascolari vuole porsi come obiettivo quello di seguire il paziente da vicino e a 360 gradi, educandolo e sensibilizzandolo sulla propria patologia, rinforzandolo con raccomandazioni sulle stile di vita da seguire con lo scopo di aumentare la sua aderenza alla terapia farmacologica. Un’altra importante funzione del Centro Studi Ipertensione e Malattie Vascolari di Verano, sarà quella di verificare lo stato di salute degli organi bersaglio dell’ipertensione arteriosa ovvero: cuore, cervello, reni, vasi e occhi. “Dovremo essere un valido supporto per i medici di base del territorio con cui instaurare un rapporto di massima collaborazione – prosegue ancora il Prof. Mancia – la stessa che dovrà esserci tra i medici che opereranno all’interno del Centro. Il nostro punto di forza dovrà essere la sinergia di più specialità per affrontare la patologia sotto tutti gli aspetti e garantire ai pazienti più difficili da trattare o con gravi ipertensioni secondarie, un percorso di diagnosi e cura completo e personalizzato sul singolo caso”.
Dopo una fase iniziale in cui il paziente, in base alla sua storia clinica, verrà valutato con diversi esami (ecocardiografia, profilo glicemico e lipidico, ecocolordoppler delle carotidi, ecografia renale, esame urine e monitoraggio della pressione ed eventuale visita oculistica), gli specialisti del Centro imposteranno la terapia del paziente che tornerà ad essere seguito dal proprio medico di base per poi sottoporsi a controlli biennali, o comunque in base al decorso della patologia, al Centro di Verano.
Ad affiancare il Prof. Mancia nelle attività del Centro Studi Ipertensione e Malattie Vascolari ci saranno anche il Dottor Filippo Scalise, specialista in cardiologia nonché Responsabile della cardiologia interventistica del Policlinico di Monza e il Dottor Giuseppe Scardina, specialista in cardiologia, Responsabile della Cardiologia Riabilitativa del Policlinico di Monza.
dott scalise e dott scardina

News dal Gruppo

Ecco le piu’ recenti tecniche a confronto

La patologia emorroidaria affligge circa 4 italiani su 10, si manifesta in diverse forme, da lievi a gravi, ma in ogni caso è un...

Sclerosimultipla: il policlinico diventacentro di riferimento

Il Policlinico di Monza è stato recentemente inserito nell’elenco dei Centri di riferimento, della Regione...

Le novità del prof. Biggi e della sua équipe di Monza

Ogni anno, in Italia, vengono impiantate circa 80.000 artroprotesi d’anca e 60.000 di ginocchio, ad indicare...