La pressione alta? una nemica da conoscere

A Verano arriva il centro studi per l’ipertensione

Il controllo dell’ipertensione arteriosa è ancora oggi inadeguato, studi recenti hanno infatti dimostrato che vengono trattati correttamente solo il 30% dei pazienti totali. Si deduce quindi come il miglioramento in questo campo rappresenti un obiettivo di enorme rilevanza per la salute della nostra popolazione ed è proprio per venire incontro a questa necessità che il Policlinico di Monza ha deciso di offrire un nuovo servizio specialistico per la diagnosi e cura dell’ipertensione arteriosa e delle malattie vascolari associate.
dott. Filippo ScaliseIl Centro Studi Ipertensione e Malattie Vascolari avrà sede all’interno dell’Istituto Clinico Universitario di Verano Brianza con l’obiettivo di mettere a punto un sistema che permetta un’efficace prevenzione delle complicanze cardiache e vascolari legate a questa patologia. L’ipertensione arteriosa rappresenta il più importante e diffuso fattore di rischio cardiovascolare modificabile in tutti i paesi occidentali. In Italia il 20% circa della popolazione adulta ha una diagnosi d’ipertensione arteriosa, ma il numero dei soggetti con valori pressori eccessivamente elevati è sicuramente maggiore. Come per altri fattori di rischio, il “peso” dell’ipertensione sulla probabilità di comparsa di eventi cardiovascolari è proporzionale al livello di rischio cardiovascolare globale del singolo paziente.
Oltre a ciò, le modalità di gestione dell’ipertensione devono considerare la presenza di co-patologie, che hanno grande importanza nelle scelte di terapia e di modalità di follow-up.
Dott. Giuseppe ScardinaLa lotta all’ipertensione arteriosa costituisce oggi uno dei cardini della medicina preventiva: il moderno trattamento antiipertensivo nelle due ultime decadi ha infatti profondamente modificato il quadro clinico dell’ipertensione e delle sue più dirette complicanze, determinando nei paesi a più elevato sviluppo economico una drastica riduzione degli eventi cerebrovascolari, dell’insufficienza renale avanzata e dello scompenso cardiaco legato a disfunzione sistolica. Nonostante questi successi, all’inizio del terzo millennio l’ipertensione costituisce ancora uno tra i più importanti e diffusi fattori di rischio cardiovascolare, e molti ostacoli rimangono da superare per l’individuazione capillare dell’ipertensione nelle sue fasi iniziali e per ottenere un efficace e stabile controllo dei valori pressori nella popolazione degli ipertesi. Studi epidemiologici recenti dimostrano infatti che il 60-70% degli ipertesi sottoposti a trattamento antiipertensivo non raggiunge l’obiettivo terapeutico della normalizzazione pressoria (< 140/90 mmHg) e una percentuale ancora maggiore di essi non consegue il livello ottimale raccomandato dalle linee guida (< 130/80 mmHg) in grado di minimizzare il rischio di morbilità e mortalità. Appare chiaro da queste premesse che sono necessari ulteriori sforzi per migliorare la prognosi cardiovascolare dei soggetti ipertesi, che oggi rappresentano oltre un terzo della popolazione adulta e la grande maggioranza degli anziani. Il miglioramento degli standard di prevenzione si fonda sulla stretta collaborazione dei medici di medicina generale (principali attori della gestione degli ipertesi) e degli specialisti di varie discipline, tra cui spicca la figura del cardiologo. “Il nostro Centro – spiega il Dott. Scalise – si prefigge di instaurare una proficua collaborazione con i medici di medicina generale, il tutto ovviamente nell’interesse del paziente iperteso che potrà avere accesso, tramite il nostro Centro, a servizi specialistici. Verranno poi organizzati dei corsi ECM rivolti appunto ai medici di medicina generale che potranno condividere i nuovi percorsi diagnostico terapeutici e contestualmente visitare la nostra struttura”.
L’attività clinica del Centro è specificamente indirizzata agli aspetti diagnostici e terapeutici dell’ipertensione arteriosa e delle malattie vascolari. Al fine di un corretto inquadramento di ogni paziente con pressione arteriosa elevata le finalità dell’approccio specialistico sono orientate a:
  1. definire il grado di ipertensione attraverso differenti modalità della misurazione della pressione arteriosa (monitoraggio ambulatoriale e misurazione domiciliare)
  2. individuare il danno d’organo subclinico a livello cardiaco, vascolare e renale, utilizzando le correnti metodiche non invasive raccomandate dalle linee guida
  3. diagnosticare le forme secondarie di ipertensione in relazione alla caratteristiche anamnestiche, obiettive e laboratoristiche di ciascun paziente
  4. selezionare un’adeguata e razionale terapia farmacologica e non, al fine di ottenere un ottimale controllo dei valori pressori
  5. individuare la popolazione di ipertesi gravi resistenti alle terapie farmacologiche convenzionali da avviare al moderno trattamento con denervazione renale percutanea.
Esiste uno stretto legame tra le fibre nervose del sistema simpatico presenti nel rene e la pressione arteriosa. Molti studi hanno dimostrato, infatti, la centralità del rene nello sviluppo dello stato ipertensivo attraverso una molteplicità di meccanismi. Uno di questi è rappresentato dall'attività Sistema Nervoso Simpatico le cui fibre giungono al rene correndo lungo le pareti delle arterie renali. Attraverso queste fibre, il sistema simpatico controlla gli stimoli che dal cervello arrivano al rene con effetti sulla pressione.
Nei casi d’ipertensione arteriosa si verifica un’ipereccitazione del sistema simpatico.
La denervazione renale è un intervento mini-invasivo, a basso rischio di complicanze che si propone di ridurre questa iperattività, e quindi l’ipertensione, andando a interrompere a livello delle pareti delle arterie renali le connessioni con il Sistema Nervoso Centrale.

Come si esegue la denervazione del simpatico renale?
Mediante la puntura dell’arteria femorale all'inguine, il medico Emodinamista accede al sistema vascolare arterioso del paziente come per l’esecuzione di una comune angiografia e attraverso piccoli tubicini e guide dedicate raggiunge le arterie renali. Viene poi introdotto il catetere dedicato a eseguire la denervazione che è messo a contatto con la parete delle arterie renali in più punti. Di norma si eseguono da quattro a otto ablazioni con RF (radiofrequenza), in base alle caratteristiche anatomiche dell’arteria. Al fine di poter correttamente visualizzare le strutture anatomiche vascolari è necessaria la somministrazione di mezzo di contrasto iodato. Al termine della procedura viene attuata una semplice compressione manuale dell’arteria all'inguine (sede dell’accesso) per
circa dieci minuti, quindi il Paziente viene medicato con un apposito bendaggio compressivo da tenere per 12-24 ore.

Per quali pazienti è indicata la denervazione del simpatico renale?
È indicata per i pazienti con ipertensione resistente ai farmaci.
Sono esclusi dal trattamento i seguenti casi:
  • ipertensione secondaria ad altre patologie.
  • i pazienti affetti da diabete mellito di tipo I (“diabete giovanile”),
  • insufficienza renale cronica avanzata
  • pregressi interventi alle arterie renali (stent) oppure con calcificazioni significative di queste ultime.
I pazienti candidati alla denervazione dovranno sottoporsi ad alcuni esami specifici come una Angio-TC delle arterie renali per escludere anomalie anatomiche vascolari (arterie accessorie; calcificazioni vascolari di parete) e cause vascolari di Ipertensione (stenosi arteria renale).
Quali sono gli obiettivi del trattamento di denervazione renale ?
La denervazione renale ha come scopo la riduzione e/o la stabilizzazione dei valori pressori. Questo si associa indirettamente alla riduzione del rischio cardiovascolare, cerebrovascolare e renale legato allo stato ipertensivo.
Uno studio multicentrico, prospettico, randomizzato condotto su pazienti con ipertensione resistente e pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet, ha dimostrato che a seguito di questa procedura si possono ottenere riduzioni medie della pressione arteriosa nell’ordine di 32 e 12 mmHg a sei mesi di follow up. I dati finora raccolti inoltre mostrano una sostanziale assenza di effetti indesiderati. Sebbene al momento l’utilizzo della denervazione sia limitato alle forme più gravi e resistenti di ipertensione, non si può escludere che con il crescere dell’esperienza e di ulteriori risultati positivi, questa tecnica possa trovare applicazione anche per altre patologie che prevedono un’iperattività del sistema nervoso, come il diabete, lo scompenso cardiaco o le malattie renali croniche. L’attività del Centro sarà inoltre istituzionalmente orientata alla ricerca scientifica, perché sicuramente un forte impegno in tal senso può assicurare un progressivo miglioramento dei livelli di prevenzione e cura. La ricerca riguarderà quindi la farmacologia clinica dell’ipertensione e, soprattutto, le nuove tecniche di trattamento non farmacologico dell’ipertensione resistente alla terapia medica. “Troppo spesso si pensa che basti una pastiglia per tenere sotto controllo la patologia ipertensiva – conclude il Dott. Scardina – la realtà invece è più complessa e articolata per questo uno screening approfondito e specifico è indispensabile per evitare che il paziente vada incontro ad una serie di patologie cardiovascolari, anche gravi”.

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