Erice e Torino: due importanti momenti per la cardiochirurgia

Il cuore al centro di convegni scientifici internazionali


Cinque giorni di full immersion, settanta partecipanti provenienti da tutto il mondo e circa quaranta relatori scelti tra i più prestigiosi cardiochirurghi a livello mondiale. Questo in sintesi il convegno “Innovations in cardiovascular surgery and how to make them safe” che si è svolto a Erice, dal 12 al 17 maggio scorso, all’interno della suggestiva sede della Fondazione e Centro “Ettore Majorana” (diretto dal Professor Antonino Zichichi). Il Prof. Ugo Filippo Tesler Direttore Scientifico della Cardiochirurgia del Gruppo Policlinico di Monza, nonchè Direttore della “International School of Cardiac Surgery” di Erice è visibilmente soddisfatto della riuscita del convegno: “Abbiamo avuto partecipanti dall’India, dagli Stati Uniti, dall’Est Europa e molti specializzandi in cardiochirurgia provenienti da varie università italiane come Padova, Bologna, Pavia e Roma. Sono stati giorni intensi ed interessanti”.

I temi trattati sono stati molti, tra cui l’analisi degli interventi ibridi sull’aorta tramite le nuove tecniche di impianto di endoprotesi associate a interventi di tipo tradizionale, si è sottolineata importanza dell’introduzione delle sale operatorie ibride ovvero dotate sia di strumentazioni per la chirurgia tradizionale sia di apparecchiature radiologiche di ultima generazione che consentono lo svolgimento di questo tipo di intervento innovativo.

Grazie alle nuove tecnologie si affrontano le patologie più complesse dell’aorta, in particolare dell’arco dell’aorta che ha sempre rappresentato un aspetto particolarmente complesso della riparazione delle patologia aneurismatica.

Si è poi affrontato l’argomento delle innovazioni relative alle apparecchiature di imaging, in particolare il Prof. Toufic Khouri, Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini del Policlinico di Monza, ha parlato dell’utilizzo delle tecniche di imaging non invasivo nella valutazione a distanza della correzione delle cardiopatie congenite più complesse delle quali si è poi approfondito il tema delle tecniche chirurgiche, con conseguenti risultati, della trasposizione dei grandi vasi. Si è discusso quindi delle tecniche innovative minimamente invasive per gli interventi sulle valvole cardiache e delle più recenti tecniche di riparazione percutanea che permettono di intervenire senza aprire il torace del paziente.
Il Prof. Gianluca Perseghin, specialista in endocrinologia e malattie del ricambio del Policlinico di Monza, invece ha trattato gli aspetti generali del metabolismo cardiaco soffermandosi sugli aspetti metabolici che influenzano i risultati della correzione delle cardiopatie. Molto importanti anche gli interventi del Prof. Damiano e del Prof. Reul sul trattamento chirurgico delle aritmie mediante tecniche di ablazione.

Altro argomento che ha destato l’interesse dei partecipanti è stato quello relativo alla correzione chirurgica della radice aortica e della valvola aortica mediante tecniche che prevedono sia il mantenimento della valvola originale e sia, nei casi più gravi, mediante impianto per via endovascolare o all’apice del ventricolo; quest’ultima tecnica è dedicata agli individui a rischio per cui intervento tradizionale sarebbe troppo pericoloso. Si tratta di un impianto di valvole (TAVI) che, mediante l’uso di cateteri, viene inserito all’interno della valvola ammalata che non viene rimossa, bensì conservata. Infine il Dott. Andrea Mortata, Responsabile del Servizio di Cardiologia del Policlinico di Monza, ha parlato dei criteri di selezione dei pazienti per questi tipi di interventi innovativi.

Ma quello di Erice non è stato l’unico convegno a sfondo cardochirurgico a cui hanno partecipato i professionisti in forza al Gruppo Policlinico di Monza. Il 20 e il 21 giugno scorso infatti al Centro di Biotecnologia Molecolare di Torino, si è tenuto il convegno dal titolo “Recent advances in cardiac repair: from stem cells to biomaterials and small molecules" ovvero le più moderne tecniche di riparazione cardiaca tramite le cellule staminali. Un momento didattico che ha segnato il punto sui temi della ricerca scientifica su possibili strategie per la riparazione del miocardio. Nonostante i progressi nel trattamento medico e chirurgico delle malattie cardiache, l’insufficienza cardiaca è ancora la maggior causa di morbilità e mortalità nei paesi occidentali. Molte patologie cardiache sono caratterizzate da perdita delle cellule contrattili del miocardio, che non possono essere rimpiazzate in quanto la capacità rigenerante delle cellule di questo organo è minima. La medicina rigenerativa si propone di riparare il tessuto cardiaco danneggiato mediante due strategie complementari.

La prima si basa sulla cosiddetta “Ingegneria dei Tessuti”, una disciplina scientifica che si propone di ricostruire porzioni di tessuto attraverso l’impiego di aggregati di cellule che possono essere direttamente trapiantati sul miocardio oppure fatti aderire a substrati polimerici biocompatibili e biodegradabili. La seconda strategia consiste nell’utilizzare fattori solubili (proteine o acidi nucleici) per attivare le cellule staminali residenti del cuore o, come è stato recentemente riportato, per stimolare la proliferazione dei cardiomiociti adulti, che normalmente non proliferano.

Nell’autunno del 2011, dalla collaborazione del Policlinico di Monza e il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università del Piemonte orientale nasce il progetto denominato “CARDIOCELL” con l’intento di costruire un network a livello nazionale ed internazionale con la finalità di condividere i risultati e standardizzare le procedure nell’ambito della ricerca sulle cellule staminali per la cura delle patologie cardiache. Poiché il principale motore della progressione della ricerca è la condivisione delle informazioni, uno degli obiettivi principali del progetto CARDIOCELL era quello di organizzare un congresso scientifico volto alla discussione dello stato dell’arte delle cellule staminali nell’ambito della terapia delle malattie cardiovascolari. Gli sforzi congiunti del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università del Piemonte Orientale, della Clinica San Gaudenzio, della Fondazione Cardioteam Onlus, di cui il dott. Marco Diena è Presidente, e del “Molecular Biotechnology Center” dell’Università di Torino hanno permesso la realizzazione del Convegno internazionale “Recent advances in cardiac repair: from stem cells to biomaterials and small molecules” nella splendida cornice del nuovo centro di ricerca del Molecular Biotechnology Center a Torino. Il congresso, che si è articolato in due giorni, ha visto la presenza di una ventina di relatori di fama mondiale provenienti da centri di ricerca italiani e stranieri. L’eccellente programma e la qualità dei lavori presentati ha attirato al convegno oltre centoventi ricercatori e specialisti nel campo, che hanno avuto ampia possibilità di discutere con i relatori. L’evento si è concluso con grande soddisfazione sia dei relatori che dei partecipanti.

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