Clinica San Gaudenzio: arriva l’esperienza del Dott. Naccari

Da maggio 2013 opera nella struttura novarese

Da un paio di mesi la Clinica San Gaudenzio di Novara ha potenziato il suo staff medico grazie all’arrivodel Dott. Carmine Naccari Carlizzi, medico chirurgo specialista in Ortopedia e Medicina dello sport. Viene considerato un esperto della chirurgia del ginocchio, in particolare della chirurgia legamentosa, essendo tra i pochi in Italia ad effettuare ricostruzioni combinate di LCA ed LCP (legamento crociato anteriore e posteriore), trapianti meniscali e cartilaginei. E’ altresì specializzato nella chirurgia protesica mini invasiva del ginocchio.

Ci racconti il suo arrivo alla Clinica San Gaundenzio.
“È recentissima la mia entrata nel Gruppo Policlinico di Monza, presto servizio alla clinica San Gaudenzio da maggio di quest’anno. In precedenza però, parlo degli anni 90, venni qui qualche volta per effettuare alcuni interventi innovativi per quell’epoca. Si tratta dei primi trapianti di cartilagine. In quegli anni lavoravo altrove e questa Clinica mi offrì la possibilità di eseguire i miei interventi innovativi. Ricevo ancora quei pazienti operati allora con successo, oggi mi sono grati e, addirittura, alcuni sono diventati affezionati amici. I trapianti di cartilagine spianarono una strada nuova al trattamento delle lesioni cartilaginee e dell’artrosi, fui allora un pioniere che si lanciava in esperienze innovative, ma sempre con il buon senso che il mio maestro prof. Mario Boni mi aveva insegnato alla Scuola di Specialità in Ortopedia dell’Università di Pavia. Era il 1983 e frequentavo il primo anno di specialità quando fu proprio lui ad invitarmi negli Stati Uniti ad imparare la tecnica dell’artroscopia. Frequentai il reparto del Dr. Lanny Johnson nel Michigan, i Dr Robert Metcalf, Dr. Tom Rosenberg, Dr. Lonnie Paulos a Salt Lake City nello Utah, il Dr. Danish Patel a Boston nel Massachussets. Fu un anno meraviglioso, ero stato a contatto con i padri fondatori dell’artroscopia mondiale e loro rispettavano il mio maestro apostrofandolo come se fosse un gran capo indiano: your chief with many featers (il tuo capo con tante penne). Tornai in Italia e subito fui messo alla prova, fui fortunato perché da specializzando entravo tutti i giorni in sala operatoria dove passavano a farsi operare importanti sportivi (calciatori del Milan e dell’Inter, atleti dalla nazionale di atletica, Rugby, sci)”.

Qual è stato l’impatto con la nuova struttura?
“Mi sono sentito subito a mio agio, è stato come se avessi sempre lavorato qui. La disponibilità dimostratami dalla Direzione Sanitaria, nella persona della Dott.ssa Ossola, e dal Dott. Scandone, Responsabile del servizio di anestesia, hanno reso nullo il traumatismo dato dall’impatto con il nuovo ambiente. Lodevole è la disponibilità riservatami nel rendermi facili i gesti consueti in sala operatoria mettendo a mia disposizione quelli che posso definire i miei “materiali favoriti” e quelle tecnologie che fanno parte dei “trucchi” di esperienza che tutti i chirurghi acquisiscono negli anni. Mi sento anche di citare la cordialità dei colleghi Di Seglio, Mordente e Pallavicini, allievi del Prof. Ghisellini, emerito primario dell’ospedale di Novara anche egli proveniente dalla stessa scuola pavese che mi ha visto crescere”.

Ha portato con sé dei collaboratori?
“Certamente. Non sarei potuto arrivare da solo, sarei stato zoppo. Da sempre lavoro con alcuni professionisti che mi hanno seguito negli ultimi venti anni nelle esperienze vigevanesi e milanesi: il Dott. Giuseppe Puliafito, esperto in chirurgia della mano, il Dott. Andrea Petullà, esperto in chirurgia del piede, entrambi provenienti dalla scuola pavese direttamente o tramite il suo ramo di Varese.

Quali sono gli interventi che esegue più di frequente?
“Come dicevo, sono nato artroscopista prima del ginocchio e poi di tutte le altre articolazioni. Il passaggio dall’Università ad un Ospedale meno specializzato come quello di Vigevano mi ha fatto fare esperienza in traumatologia, un momento fondamentale per la mia crescita chirurgica. Non sono quindi un ortopedico come si dice in gergo anglosassone “limited to” limitato a un solo gesto chirurgico, ad una sola articolazione. L’approdo a strutture ospedaliere private mi ha poi consentito una maturazione in molti ambiti:

  • La traumatologia sportiva con il mio passato di medico in società calcistiche (10 anni all’Inter, la consulenza al Milan, il passaggio all’Udinese con la responsabilità di tutto il suo settore medico, la consulenza con la Riso Scotti di Volley).
  • La chirurgia legamentosa del ginocchio, della spalla e della caviglia, il trattamento delle lesioni tendinee e muscolari, i trattamenti rigenerativi con l’utilizzo di PRP (fattori di crescita piastrinici), cellule mesenchimali. Operare il ginocchio di uno sportivo necessita della conoscenza di tutte le tecniche più moderne e di tutte le opzioni tecnologiche che devono essere applicate all’occorrenza da caso a caso.
  • Il trattamento delle patologie artrosiche degenerative: il trattamento infiltrativo con fattori di crescita piastrinici di tutte le articolazioni rallenta i processi degenerativi (si preleva un poco di angue del paziente, si centrifuga ottenendo un gel concentrato di piastrine e si inietta questo gel nelle articolazioni danneggiate)
  • Le osteotomie di tibia e di femore, da effettuarsi nelle artrosi iniziali nei pazienti giovani, sono quegli interventi di salvataggio che nessuno sa o vuole più fare perché è molto più facile protesizzare.
  • La chirurgia protesica dell’anca, del ginocchio e della spalla mediante l’utilizzo di protesi di nuova generazione: l’anca di rivestimento (si applica un guscio sulla testa del femore con un leggero cotile di rivestimento acetabolare), la protesizzazione dell’anca per via anteriore con una minima incisione senza ledere ed attraversare i muscoli grazie ad una tecnica che rende la protesi di anca non lussabile, accorciando così i tempi di riabilitazione in modo sorprendente (il paziente cammina subito , volendo anche lo stesso giorno dell’intervento, sale le scale il giorno dopo, può andare a casa dopo meno di una settimana)
  • La chirurgia miniinvasiva protesica del ginocchio sia per quello che concerne la protesi monocompartimentale che quella totale ( incisioni di pochi centimetri, 10 cm nella protesi totale), utilizzo di computer navigatori, talvolta di veri e propri robot)
  • Il trattamento percutaneo miniinvasivo nella chirurgia selezionata del piede in particolare la correzione dell’alluce valgo ( attraverso piccolissime incisioni cutanee tipo orifizi sotto controllo di radioscopia si procede mediante frese alla correzione del difetto)”.
     
Quali interventi si eseguono sugli sportivi al giorno d’oggi? C’è differenza con gli anni passati?
“A seconda del tipo di sport e del gesto sportivo possiamo avere differenti patologie da trattare nello sportivo. Altri aspetti importanti da prendere in esame sono la stagione dell’anno ed i terreni sui quali si praticano gli sport. Nel calcio sicuramente fa da padrone la chirurgia legamentosa del ginocchio con la rottura del legamento crociato anteriore. Nell’atletica le lesioni degenerative dei tendini, le tendinopatie in genere, le fratture da stress.
Nel basket e nella pallavolo oltre alle lesioni del ginocchio anche quelle delle mani con vere fratture e le patologie degenerative dell’anca e della spalla.
Infine tutte le discipline sportive hanno in comune le lesioni muscolari”.

Nei casi chirurgici che riguardano gli sportivi, quanto contano le tecniche più innovative e meno invasive nel recupero dell’infortunio?
“Le necessità dello sportivo professionista di recuperare il più velocemente possibile coincidono con quelle delle società sportive perché le stagioni sono sempre più ricche di competizioni.
Le innovazioni sono nate con l’avvento dell’artroscopia ed il miglioramento continuo, costante, puntuale delle tecnologie e dei materiali. Anni fa erano impensabili materiali biodegradabili che potessero avere le stesse caratteristiche di resistenza di quelli metallici.
L’utilizzo di biotecnologie e tecniche rigenerative ha accorciato i tempi di recupero per le lesioni muscolari e nelle tendinee. Nel trattamento delle fratture utilizziamo, per esempio, campi magnetici, cellule mesenchimali per migliorare i risultati e accorciare i tempi di guarigione. Lo stesso sui tendini e nei trapianti di essi per l’esecuzione di interventi legamentosi”.

Parlando invece di persone “comuni”, quali sono gli interventi ortopedici più frequenti e perché?
“Tra le persone cosiddette “comuni” dobbiamo distinguere due categorie: quelle affette da patologie articolari degenerative e in questo caso rientrano quei pazienti più frequenti che necessitano di interventi protesici o correttivi come le osteotomie tibiali e femorali o ricostruttivi, come nei casi di ricostruzioni cartilaginee, e quelle affette da lesioni traumatiche che giungono alla nostra osservazione o per traumatismi sportivi (nell’attività amatoriale) o lavorativi.
In questi casi ci troviamo di fronte a fratture, esiti di fratture, rotture legamentose o esiti di ricostruzioni legamentose mal riuscite, lesioni tendinee come la rottura del tendine di Achille. Inutile dire che le motivazioni tra lo sportivo e le persone normali sono differenti, i primi hanno necessità di rapidi recuperi perché la carriera è breve, le competizioni ed i campionati incalzanti, le società sportive desiderose di averli attivi e guariti in tempi brevissimi.
Da tutto ciò deriva la necessità di interventi precisissimi, poco invasivi e con tempi di recupero veloci.
Tutt’oggi comunque, anche le persone che non sono alle prese con il mondo dello sport, hanno il diritto di ottenere risultati duraturi e stabili nel tempo in tempi brevi, per poter riprendere velocemente il lavoro e non correre il rischio di perderlo oppure, quando molto anziani, per non essere allettati o non autosufficienti a lungo.
Le moderne tecniche e tecnologie ci vengono incontro. Ricordo a tal proposito un giovane (cinquantenne) protesizzato al ginocchio che si fece dimettere dalla clinica dopo 5 giorni dall’intervento e tornò al controllo dopo due settimane in scooter, dicendomi che non poteva fare altrimenti perché il lavoro lo costringeva ad abbreviare la riabilitazione, ma che comunque stava bene. La motivazione aveva annientato i tempi di recupero”.

Ci sono accorgimenti che possono aiutare a mantenere le articolazioni in buona salute?
“Escludendo da questo discorso coloro che per genetica hanno una predisposizione o che sono affetti da malattie congenite o acquisite, possiamo dare alcuni consigli che comunque vanno bene per tutti: evitare il sovrappeso, evitare una vita troppo sedentaria ma anche troppo attiva, il sovraccarico crea microtraumi ripetuti estremamente dannosi per le nostre articolazioni; proteggere i nostri giovani da scellerati allenatori che vogliono spremerli già da piccoli prima che siano ancora cresciuti; avere una sana alimentazione; rivolgersi in caso di necessità a centri specializzati e professionisti seri, evitando di farsi dare consigli da tutte quelle persone che, nella confusione generata in Italia sulla figura sanitaria, diventano esperti senza esserlo a nessun titolo”.

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