
IL DOTT. GIULIANO LUCANI,
DIRETTORE SCIENTIFICO
DELLA BREAST UNIT
DEL POLICLINICO DI MONZA

IL DOTT. FRANCESCO D'ERRICO,CHIRURGO SENOLOGO POLICLINICO DI MONZA

IL PROF. MAURIZIO SPINELLI,
SPECIALISTA IN ANATOMIA
PATOLOGICA E IN ONCOLOGIA
RESPONSABILE DEL
SERVIZIO DI ANATOMIA
PATOLOGICA DEL
POLICLINICO DI MONZA
PROFESSORE A CONTRATTO,
UNIVERSITÀ DI MILANO

IL DOTT. ALESSANDRO
RASPONI, CHIRURGO
SENOLOGO DEL
POLICLINICO DI MONZA

LA DOTT.SSA MONICA
TAVERNA, RESPONSABILE
DEL SERVIZIO DI ONCOLOGIA
POLICLINICO DI MONZA

IL PROF. CESARE CERRI,
DIRETTORE CORSO
DI LAUREA DI FISIOTERAPIA -
UNIVERSITÀ MILANO
BICOCCA


IL DOTT. ALBERTO
FUMAGALLI, RESPONSABILE
DELL’UNITÀ OPERATIVA
DI CHIRURGIA PLASTICA
DEL POLICLINICO DI MONZA

NEOPLASIA POLMONARE
SINISTRA |
Presso il Policlinico di Monza è
attiva la Breast Unit, che comprende
tutti i diversi servizi e le
specialità connesse alle varie fasi
della diagnosi e del trattamento
delle patologie del seno, unitamente alle più
moderne attrezzature diagnostiche e terapiche.
La Breast Unit, coordinata dal dottor
Giuliano Lucani, chirurgo senologico, vede la
collaborazione del prof.Toufic Khouri (Diagnostica
per immagini), dei dottoriMassimo
Marks (Mammografia), Alì Satì (Ecografia),
Maurizio Spinelli (Istologia e Anatomia patologica),
Alessandro Rasponi e Francesco
D’Errico (Chirurgia senologica),MonicaTaverna
(Oncologia medica), Alberto Gramaglia
(Radioterapia), Alberto Fumagalli (Chirurgia
plastica), del professor Cesare Cerri
(Rieducazione funzionale e terapia del linfoedema).
Tutte le prestazioni della Breast Unit
sono convenzionate con il Servizio Sanitario
Nazionale.
La creazione di una Breast Unit o Unità di
Senologia all’interno di una struttura sanitaria
complessa come il Policlinico diMonza è
al tempo stesso un’esigenza e una sfida.Un’esigenza
perché viene considerata il naturalesbocco del continuo miglioramento |
tecnologico nel campo diagnostico con:
- l’acquisizione di strumenti oggi ritenuti indispensabili per l’affinamento diagnostico di primo e secondo livello, come un nuovo mammografo digitale con la possibilità del puntamento in stereotassi, un ecografo dedicato,
la bobina per la RMdellamammella.
- un potenziamento dell’Anatomia Patologica
con l’arrivo di un altro patologo esperto
in citologia e istologia dellamammella.
- la costituzione di un gruppo di chirurghi qualificati,
che da anni esercitano la loro professione
in campo senologico e hanno affinato
tecniche di resezione mammaria mutuate
dalla chirurgia plastica per garantire imigliori
risultati anche dal punto di vista estetico.
- un’OncologiaMedica particolarmente sensibile
e aggiornata nelle terapie più attuali,
e una Radioterapia con specialisti che si sono
da sempre occupati di radioterapia
mammaria.
- una Chirurgia Plastica sensibile ai problemi
della ricostruzione della mammella per i
quali utilizza le tecniche più evolute.
Nel contempo, come già detto, è una sfida
perché si tratta di creare, da un insieme di
mezzi, strutture e professionisti di altissimo
livello, un organismo in grado di lavorare in
modo coordinato, con linee guida condivise,
con la disponibilità a mettersi in discussione
nel corso di riunioni per l’impostazione
diagnostica e terapeutica dei singoli
casi clinici.
Tutto ciò non è una proposta velleitaria ma
un preciso imperativo posto dalla Relazione
sul cancro al seno nell’unione Europea
2002/2279(INI) (7 maggio 2003) Commissione
per i diritti della donna e le pari opportunità,
Relatrice Karin Jöns, che “…chiede
che tutte le donne affette da carcinoma della
mammella abbiano il diritto ad essere curate
da un’équipe interdisciplinare e invita pertanto
gli Stati membri a sviluppare una rete capillare
di centri di senologia certificati e interdisciplinari,
che debbono soddisfare i criteri
di qualità ben precisi”.
|
LA CREAZIONE DI UNA BREAST UNIT O UNITÀ DI SENOLOGIA ALL’INTERNO DI UNA STRUTTURA SANITARIA COMPLESSA COME IL POLICLINICO DI MONZA È AL TEMPO STESSO UN’ESIGENZA E UNA SFIDA.
UN’ESIGENZA PERCHÉ VIENE CONSIDERATA IL NATURALE SBOCCO DEL CONTINUO MIGLIORAMENTO TECNOLOGICO NEL CAMPO DIAGNOSTICO.
È UNA SFIDA PERCHÉ SI TRATTA DI CREARE, DA UN INSIEME DI MEZZI, STRUTTURE E PROFESSIONISTI DI ALTISSIMO LIVELLO, UN ORGANISMO IN GRADO DI LAVORARE IN MODO COORDINATO |
Le apparecchiature in dotazione
• Mammografo digitale GE Senographe DS
- Mammotome
• Mammografo GE Senographe DMR+
- pellicole ultra sensibili FujiFilm
• RMN 1,5 tesla GE con bobina dedicata allo studio della mammella
• 9 Ecografi multidisciplinari logiq GE
• Acceleratore lineare 6 Mev: Varian CLC Clinac 600C
• Acceleratore Lineare 6 – 15 Mev Varian CLC Clinac 2100C
- Controllo con Optical Tracking
- Radioterapia stereotassica
• 2 apparecchiature per ipertermia oncologica Synchrotherm
• Micromultileaf 3D dedicato a conformazionali
• Neoprobe – rilevatore del linfonodo sentinella |
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Prima ancora, è il Piano Oncologico Nazionale
del 31maggio 2001 a individuare i 4 “big
killers” tra i tumori (polmone,mammella, colon
retto, prostata) e dire: “…va pertanto garantito
un rapido accesso dei soggetti con sospetta
neoplasia a centri qualificati per l’accertamento
diagnostico ed il trattamento terapeutico,
coinvolgendo in maniera integrata
e coordinata le diverse competenze interessate
(diagnostica per immagini, chirurgia, radioterapia,
oncologiamedica)”.
Infine, è il PianoOncologico Regionale 2004-
2006 della Lombardia che parla di “Sviluppo
della qualità” con l’istituzione di un percorso
diagnostico ben pianificato e tempestivo e un
percorso terapeutico efficace e condiviso.
È dimostrato che le neoplasiemammarie trattate
presso Centri che lavorino secondo criteri
di qualità presentano tassi di sopravvivenza
migliori.

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Prima ancora, è il Piano Oncologico Nazionale
del 31maggio 2001 a individuare i 4 “big
killers” tra i tumori (polmone,mammella, colon
retto, prostata) e dire: “…va pertanto garantito
un rapido accesso dei soggetti con sospetta
neoplasia a centri qualificati per l’accertamento
diagnostico ed il trattamento terapeutico,
coinvolgendo in maniera integrata
e coordinata le diverse competenze interessate
(diagnostica per immagini, chirurgia, radioterapia,
oncologiamedica)”.
Infine, è il PianoOncologico Regionale 2004-
2006 della Lombardia che parla di “Sviluppo
della qualità” con l’istituzione di un percorso
diagnostico ben pianificato e tempestivo e un
percorso terapeutico efficace e condiviso.
È dimostrato che le neoplasiemammarie trattate
presso Centri che lavorino secondo criteri
di qualità presentano tassi di sopravvivenza
migliori. Quindi sono le donne stesse, per
mezzo delle associazioni di volontariato o tramite
gruppi di pressione politica, le donne che
nell’ambito della propria famiglia si costituiscono
quali “opinion leaders” sulle questioni
sanitarie, a chiedere l’istituzione delle Unità di
Senologia che siano in grado di accompagnarle
durante tutto il percorso della malattia.
Questo è per noi un punto nevralgico, il più
importante forse nel momento in cui andiamo
a costituire una Breast Unit. I mezzi tecnici
e le professionalità non bastano a creare
quella differenza tra curare e prendersi cura di
cui oggi tanto si parla ma che pochi centri
possonomettere a disposizione.La donna che
si rivolge alla struttura sanitaria perché ha o
teme di avere un tumore della mammella va
accompagnata lungo tutto il percorso diagnostico
e terapeutico, sia esso breve o limitato
perché la patologia riscontrata è benigna o
funzionale, sia esso completo, dalla diagnosi
cito-istologica alla chirurgia con eventuale ricostruzione
plastica alle terapie complementari,
passando attraverso il supporto psicologico
e riabilitativo e addirittura palliativistico
nel caso di evoluzione sfavorevole. Un’enfasi
particolare va posta sulla comunicazione che
in ogni fase del percorso deve essere particolarmente
curata e frutto di un’approfondita
formazione.Ciò significa quindi disponibilità
e dedizione sia da parte del personale medico
sia di quello tecnico, infermieristico e anche
amministrativo.Dare alla donna dei punti di
riferimento costanti durante la cura significa
offrire un servizio estremamente apprezzato e
utile. Anche offrire un supporto per le necessità
socio-burocratiche come la prenotazione |
degli esami e delle visite, l’aiuto nel disbrigo
delle pratiche per ottenere il riconoscimento
di invalidità o delle protesi esterne significa rispondere
a esigenze che, nel caso di una persona
ammalata, divengono spesso difficili da
affrontare.Per talemotivo alla BreastUnit deve
essere dedicato personale amministrativo
con un percorso di formazione particolare e
con una disposizione personale al dialogo, e si
deve lasciare il giusto spazio alle Associazioni
di Volontariato, come ad esempio Salute
Donna, che possono giocare un ruolo fondamentale
nell’offrire aiuto e supporto morale
alle donne e alle loro famiglie.
Un altro aspetto che una Breast Unit offre è
quello della riduzione dell’errore medico: la
discussione collegiale dei casi clinici, che è uno
dei criteri di qualità richiesti dall’EUSOMA
(European Society OfMastology), costituisce
un valido metodo di controllo sulle decisioni
terapeutiche e riduce notevolmente l’errore e
quindi il contenzioso. La discussione comporta
anche aggiornamento e interscambio di nozioni
con conseguente miglioramento della
qualità scientifica di tutti i componenti.Anche
la potenzialità di ricerca è influenzata dalla
possibilità di lavoro in équipe e dalla capacità
che questa offre di richiamare finanziamenti.
Tutto semplice quindi?Neanche per sogno.La
strada intrapresa è difficile, irta di scogli e insidie.
La BreastUnit non nasce da un decreto né
dalla volontà dei vertici direzionali di una
struttura sanitariama dal lavoro di tutti. Si devono
istituire ambulatori, creare spazi di accoglienza,
implementare linee guida, creare percorsi
e soprattutto lavorare per raggiungere il
minimo richiesto di 150 nuovi casi di tumore
per anno trattati. Per noi il termine Breast
Unit non è un punto di partenza ma un programma
da realizzare nel più breve tempo possibile
e nel modo migliore.
Nelle pagine seguenti vengono illustrati alcuni
elementi qualificanti la Breast Unit del Policlinico
di Monza.
|
L’ANATOMIA PATOLOGICA:
UNA SPECIALIZZAZIONE
ANTICA MA MODERNA
Non c’è dubbio che in questi 300 e più anni
di esistenza dell’Anatomia Patologica, questa
si sia evoluta con l’evolversi delle tecnologie
(frenetiche dagli anni 1960 in poi) rimanendo
sempre al passo con i tempi, cosa
che le ha permesso di assumere un ruolo
primario nella gestione sanitaria di quasi
tutti i pazienti ospedalizzati e di diventare,
oggi, con l’avvento della “target therapy”, il
fulcro attorno a cui ruotano sopratutto gli
oncologi, per poter curare in maniera ottimale
e quasi avveniristica alcune patologie
oncologiche; tale possibilità è in costante
aumento di anno in anno.
Quindi, dapprima la diagnosi citologica
(classificando i preparati citologici da agoaspirato
mammario secondo le Linee Guida
Europee), a volte con il prelievo effettuato
proprio dall’anatomopatologo, seguita dalla
diagnosi istologica su piccole biopsie, oppure
da un esame “in diretta”, quasi al tavolo
operatorio (il cosiddetto esame estemporaneo
al criostato o microtomo congelatore) e
poi la stadiazione, sul prelievo operatorio,
per terminare con metodiche particolari che
permettono di dare un giudizio sulla possibilità
di effettuare una terapia oncologica
mirata; per non parlare dell’invisibile: prima
la microscopia elettronica, ora gli anticorpi
monoclonali e la biologia molecolare sempre
più spinta.
Tutto questo per introdurre e capire il ruolo
dell’Anatomia Patologica nel contesto di
una Breast Unit, quale quella che va a configurarsi
presso il Policlinico di Monza. Se
fino a qualche anno fa la funzione dell’Anatomopatologo
in campo senologico oncologico
consisteva oltre che nella diagnosi,
identificando il tipo di carcinoma, anche
nella valutazione complessiva dello stato dei
linfonodi ascellari regionali, del grado di
aggressività della neoplasia e della Stadiazione
Patologica (pTNM), oggi si è verificata
una rivoluzione epocale, demandando
all’Anatomopatologo la decisione ultima su
come curare una paziente affetta da carcinoma
mammario (Consensus Conference
di San Gallo, Svizzera).
Questa trasformazione avviene attraverso
due fasi: la prima correlata all’avvento e all’utilizzo
di marcatori immunoistochimici,
che permettono una valutazione della ormonoespressività
della neoplasia mammaria
|
SONO LE DONNE STESSE A CHIEDERE L’ISTITUZIONE DELLE UNITÀ DI SENOLOGIA CHE SIANO IN GRADO DI ACCOMPAGNARLE DURANTE TUTTO IL PERCORSO DELLA MALATTIA.QUESTO È PER NOI UN PUNTO NEVRALGICO, IL PIU’ IMPORTANTE FORSE NEL MOMENTO IN CUI ANDIAMO A COSTITUIRE UNA BREAST UNIT. |
(Recettori per Estrogeni e Progesterone),
una valutazione dell’indice di proliferazione
cellulare della neoplasia (Mib 1), una valutazione
della presenza o meno di mutazioni
geniche (HER2), tutti fattori tra loro strettamente
interdipendenti, che vanno a indicare,
oltre che una più precisa indicazione
prognostica, anche e soprattutto un’indicazione
terapeutica mirata, che varia da paziente
a paziente in base al suo profilo biologico
tumorale.
La seconda fase, altrettanto importante, è
quella dell’introduzione della valutazione
anatomopatologica del linfonodo sentinella,
cioè di quel linfonodo ascellare che, ricevendo
per primo linfa direttamente dal tumore,
viene identificato mediante tecnica
linfoscintigrafica, secondo le linee guida
della F.O.N.Ca.M. (Forza Operativa Nazionale
per il Carcinoma Mammario).Tecnicamente,
dopo una prima valutazione
macroscopica, l’Anatomopatologo effettua
un esame estemporaneo al congelatore che,
se risulta positivo, dà indicazione al chirurgo
per una immediata linfoadenectomia.
Nel caso di negatività il linfonodo sentinella
(possono anche essere due o tre) viene esaminato,
tutto, con sezioni seriate ad intervalli
di 50 micron, allestendo coppie di preparati
che, alternativamente, non vengono
colorati, ma accantonati per eventuali indagini
immunoistochimiche con anticorpi
monoclonali, nel caso di sospetto diagnostico
microscopico.
A questo punto, in assenza di metastasi, le
diagnosi possono essere di due tipi: di negatività
totale oppure di positività per ITC
(cellule tumorali isolate, per lo più identificate
attraverso l’uso di anticorpi monoclonali)
e spetta al chirurgo la decisione se procedere
o meno alla linfoadenectomia totale
regionale.
Pertanto, come si può evincere da quanto
descritto l’Anatomia Patologica si inserisce
a pieno titolo nella squadra specialistica formata
da tutte le altre figure professionali
che costituiscono la Breast Unit, collaborando
tra loro e lavorando con le adeguate
risorse tecnologiche ed infrastrutturali, per
dare alle pazienti una risposta globale, che
vada dalla prevenzione alla diagnosi, dal
supporto psicologico alla terapia chirurgica
ricostruttiva e dalla terapia oncologica alla
prognosi e al controllo periodico nel tempo
(follow-up).
|
LA METODICA DELLA RICERCA
DEL LINFONODO SENTINELLA
Adistanza di 100 anni dall’indicazione assoluta
alla dissezione ascellareGiuliano e Krag hanno
dimostrato che nelle neoplasie mammarie di
piccole dimensioni e con ascella clinicamente
negativa il Linfonodo Sentinella è predittivo
dello stato linfoghiandolare ascellare.Lametodica
prende avvio seguendo alcune fasi.
Fase della ricerca:
a) dimostrare che il LS è localizzabile, asportabile
nella gran parte dei casi
b) che lo stato del LS è predittivo dello stato
degli altri linfonodi loco regionali e predittivo
dello stadio dellamalattia
c) dimostrare che nel caso di LS negativo la
rinuncia alla linfoadenectomia non peggiora
la prognosi.
Basi teoriche:
a) Il flusso ematico è "ordinato"
b) la disseminazione delle cellule tumorali è
"sequenziale"
c) il LS è il primo linfonodo incontrato dalle
cellule tumorali
d) il territorio peritumorale (profondo o superficiale)
ha la stessa arborizzazione linfatica
dell'area tumorale.
Implicazioni cliniche:
a) evitare la linfoadenectomia se ilLS è normale
b) focalizzare l'attenzione dell'anatomopatologo
su pochi linfonodi
c) dare informazioni aggiuntive per stadiazione.
La somministrazione di nanocolloidi marcati
con 99 mTe in 0,2 ml viene effettuata 18/24
ore prime dell'intervento chirurgico e può
essere: intradermica, sottocutanea, peritumorale,
intratumorale. In gamma camera la linfoscintigrafia
avviene a 15-30 minuti: la paziente
è supina con arto superiore abdotto, la
proiezione è anteriore e obliqua anteriore, si
esegue la marcatura cutanea con profilo corporeo
a marker caldo. Il medico nucleare definisce
LS il linfonodo che drena direttamente
dal sito di iniezione, si visualizza per primo,
è il più vicino al sito di iniezione.
Al tavolo operatorio il chirurgo:
Prima dell’intervento effettua la rilevazione
del conteggio sul "fondo", sui reperi cutanei
del LS, sul sito di iniezione.
Durante l’intervento ricerca il LS "a scansione"
e rileva in vivo il conteggio del LS.
|
IL DOTT. ALBERTO GRAMAGLIA, RESPONSABILE DEL
SERVIZIO DI RADIOTERAPIA DEL POLICLINICO DI MONZA
Dopo l’escissione del LS rileva "ex vivo" il
conteggio del LS. Per una corretta applicazione
della metodica "linfonodo sentinella"
occorre un’armonica collaborazione tra il chirurgo,
il medico nucleare, il radiologo, l'anatomopatologo:
attraverso l’ottimizzazione
delle varie fasi di competenza si raggiunge
un’adeguata sicurezza dell’indagine.
In una chirurgia sempre più conservativa la
tecnica del LS si allinea con i concetti di risparmio
dei tessuti, di rispetto dell’integrità
funzionale e di sicurezza del trattamento oncologico.
Nell’applicazione di questa metodica
rimangono aperti alcuni problemi: quello
ACCELERATORE LINEARE 6 – 15 MEV VARIAN CLC
CLINAC 2100C
|
dei falsi negativi, che incidono per una percentuale
compresa tra il 2 e il 5%, e quello
delle micrometastasi, che si osservano nell’1-
3% dei linfonodi esaminati, e che è legato al
maggior numero di sezioni cui il LS è sottoposto,
all'impiego della citocheratina e dell’immunoistochimica.
LA RADIOTERAPIA
Il reparto di Radioterapia fin dall'inizio dell'attività
è stato in grado di introdurre un trattamento
conformazionale nella terapia d adjuvante
(cioè post-operatoria) del tumore
mammario.Questa tecnica consente una copertura
molto precisa della sede mammaria
dove prima dell'intervento si trovava il tumore.
Il nostro centro è stato tra i primi in Italia
(e ancora tra i pochi ad oggi che adotta questa
tecnica) ad utilizzare qustametodologia.
La Brest Unit dispone di unaTAC di simulazione
multistrato dotata anche di un sistema
di controllo del movimento del paziente a
Tracking ottico situato nel bunker di trattamento,
che permette di fermare l'irradiazione
nel caso vi siano movimenti non controllati
dal paziente.Tutti i trattamenti vengono processati
ogni giorno da un sistema di immagini
e da un rilevamento computerizzato dell’adeguatezza,
il quale consente un controllo severo
di tutti i dati del trattamento paziente
per paziente.
LA PERSONALIZZAZIONE DELLA TERAPIA MEDICA NEL CARCINOMA
DELLA MAMMELLA
Dai dati ottenibili dal rapporto 2003-2005
dell’Associazione Italiana Registri Tumori
(AIRT), (www.registri-tumori.it), nella popolazione
femminile, il tumore della mammella
si conferma la neoplasia di gran lunga
più frequente, rappresentando infatti un terzo
di tutte quelle diagnosticate. Il numero delle
diagnosi di nuovi casi di tumore della mammella
mostra un andamento in crescita nel
tempo.Questo fenomeno è legato, almeno in
parte, all’anticipazione della diagnosi, determinata
dalla presenza in Italia di programmi
di screening mammografico: nel 2003 erano
attivi 88 programmi che coinvolgevano, secondo
i dati del Gruppo italiano per lo screening
mammografico, circa 1.500.000 donne
nella fascia d’età 50-69 anni, soprattutto nel
Nord e Centro Italia.
|
 |
Come risulta dai dati sopra presentati, lamortalità
per tumore della mammella è in costante
riduzione grazie, oltre alla diagnosi precoce,
alle innovazioni farmacologiche. In questo
senso, la svolta è arrivata con l’utilizzo dei farmaci
mirati, che individuano con precisione
un bersaglio all’interno della cellula tumorale
e lo colpiscono in maniera selettiva. Il futuro
della terapia del tumore mammario è rappresentato
da terapie sempre più specifiche, con
l’obiettivo di identificare il trattamento giusto
per gruppi di pazienti con determinate caratteristiche.
È necessario pertanto identificare
gli elementi distintivi del tumore, come in una
sorta di “carta d’identità”, con un’accurata analisi
sul piano biologico; una volta decifrate
queste caratteristiche, si è in grado scegliere la
terapia piùmirata e più precisa.
La terapia medica del carcinoma della mammella
si avvale di tre fondamentali presidi terapeutici:
la chemioterapia, la terapia endocrina
e le terapie biologiche: la scelta terapeutica
LA TERAPIA MEDICA DEL CARCINOMA
DELLA MAMMELLA SI AVVALE DI TRE
FONDAMENTALI PRESIDI TERAPEUTICI:
LA CHEMIOTERAPIA, LA TERAPIA ENDOCRINA E
LE TERAPIE BIOLOGICHE: LA SCELTA TERAPEUTICA
SI BASA FONDAMENTALMENTE SULLE
CARATTERISTICHE BIOLOGICHE DEL TUMORE
|
si basa fondamentalmente sulle caratteristiche
biologiche del tumore.
Un ruolo chiave è, oggi più che mai, giocato
dai markers biologici, cioè da quegli elementi
della cellula tumorale che consentono di definire
le caratteristiche del tumore, come ad
esempio i recettori per gli estrogeni o per il
progesterone, e il recettore HER2.Questi sono
tre marcatori biologici che consentono di
caratterizzare la biologia della cellula, il livello
di aggressività del tumore,ma anche la possibilità
di impiegare determinate terapie. Il
marcatore biologico di per sé può costituire un
bersaglio che viene colpito dal farmaco il quale
lo neutralizza attenuando così la malignità
della cellula tumorale.
Nei tumori HER2 positivi, che costituiscono
il 20-30% di tutti i casi di cancro mammario,
il trattamento e la storia naturale sono radicalmente
cambiati grazie all’introduzione di trastuzumab,
un anticorpomonoclonale che agisce
specificamente contro il recettore HER2,
che risulta iperespresso sulla superficie cellulare
di questi tumori.Grazie all’utilizzo di questo
farmaco in combinazione con la chemioterapia
sia nel trattamento precauzionale sia
nella malattia avanzata, si è infatti registrato
un significativo aumento della sopravvivenza
di questo particolare sottogruppo di pazienti.
Su questi principi si basa la tailored therapy,
ovvero la terapia “su misura” o ancora meglio
“personalizzata”, che si avvale sia di terapie
tradizionali mirate sulle caratteristiche biologiche
del tumore sia di terapie innovative, le
|
|
cosiddette targeted therapy di cui trastuzumab
costituisce l’antesignano,ma immediatamente
a seguire abbiamo assistito allo sviluppo
di nuovi farmaci destinati a quei pazienti
che risultavano resistenti a trastuzumab pur
presentando l’iperespressione di HER 2 (lapatinib
e pertuzumab). Recente è anche l’utilizzo
nel carcinoma mammario di un anticorpo
monoclonale antiangiogenetico (bevacizumab,
un anti-VEGF), già ampiamente sperimentato
nei tumori del colon.
In un futuro prossimo, basato sulle ricerche
attualmente in corso, sarà possibile identificare
l’espressione genetica che costituisce l’impronta
digitale, per così dire, del tumore
mammario del singolo individuo.Questa informazione
potrà essere utilizzata per scegliere
in modo razionale i bersagli terapeutici ma
anche per prevedere la prognosi della singola
paziente, ivi compresa la risposta ai singoli
farmaci.
Il raggiungimento di questi obiettivi che stanno
cambiando e cambieranno ancor più in futuro
trattamento e prognosi dei tumori della
mammella, potrà avvenire solo grazie allo sforzo
e alla collaborazione di patologi, chirurghi e
oncologi nel tentativo di escludere il tumore
dellamammella dalla lista dei big killers.
LA MEDICINA RIABILITATIVA SI OCCUPA
DELLA PERSONA NELLA SUA GLOBALITÀ;
PERTANTO ANCHE I PROBLEMI SPECIFICI
DERIVANTI DA PATOLOGIE D'ORGANO
VENGONO VISTI NELL'OTTICA DELLA CURA
DELLA PERSONA E NON IN QUELLA
DEL TRATTAMENTO DI UNA LESIONE
|
LA RIABILITAZIONE
La medicina riabilitativa si occupa della persona
nella sua globalità; pertanto anche i problemi
specifici derivanti da patologie d'organo
vengono visti nell'ottica della cura della persona
e non in quella del trattamento di una lesione.
Questo ovviamente non significa che il
teamriabilitativo non affronti problemi specifici
legati alle conseguenze che le patologie tumorali
mammarie comportano sulle abilità e
sul funzionamento della persona. In particolare,
le difficoltà che principalmente richiedono
un intervento riabilitativo sono legate a due
possibili complicanze del trattamento: il linfedema
e le retrazioni. Infatti, nonostante progressi
nel campo tecnico strumentale e in
quello dell'abilità professionale di chirurghi e
radioterapisti, pur in presenza di interventi
perfettamente eseguiti, è possibile che si vengano
a creare difficoltà al drenaggio linfatico
dell'arto superiore, o che si formino cicatrici
che limitano l’escursione articolare. In casi più
rari, l'estensione del tumore richiede asporto
del tessuto muscolare in misura tale da rendere
meno efficiente l'articolazione della spalla.
In tutti questi casi l'intervento del team riabilitativo
si esplica per ridurre, e possibilmente
eliminare, queste complicanze.La valutazione
del riabilitatore può avvenire precocemente, in
accordo con lo specialista oncologo, in modo
da potenziare le sinergie mantenendo al centro
la paziente e da ridurre possibili alterazioni
funzionali.
Il principale rischio da scongiurare è quello di
una limitazione dell'articolazione della spalla
che, come detto, può avere origine dalla presenza
di tessuto cicatriziale che “trattiene” i
capi articolari impedendo la completa escursione,
oppure può essere causata dall'aumento
di volume del braccio conseguente al mancato
|
LA PERDITA DI UN SENO VIENE VISSUTA
DALLA DONNA COME UN VERO E PROPRIO
“DRAMMA PSICOLOGICO”.
SI PUO’ PARLARE DI VERA E PROPRIA
“SINDROME POST-MASTECTOMIA”,
CARATTERIZZATA DA DEPRESSIONE E ANSIA.
CON IL TEMPO È STATA DATA SEMPRE PIU’
IMPORTANZA ALLA RICOSTRUZIONE MAMMARIA
POST MASTECTOMIA
drenaggio linfatico (linfedema). Nel primo
caso gli interventi saranno svolti con la finalità
di far riassorbire il tessuto cicatriziale e, attraverso
esercizi - ad esempio di stretching - facilitare
l'allungamento fisiologico muscolare.
Nell’immediato post-operatorio l’intervento
riguarda essenzialmente la ripresa funzionale
dell’articolarità della scapolo-omerale con un
inizio del trattamento che può avvenire anche
in prima-seconda giornata post operatoria
(rispettando ovviamente i limiti imposti dal
dolore e dalla tensione dei tessuti appena sottoposti
all’insulto chirurgico).Questo può avvenire
con mobilizzazioni attive assistite con
motilità nei diversi piani dello spazio e con insegnamento
di esercizi da eseguire attivamente
nella giornata da parte della paziente. Più
complessa è la situazione nel caso del linfedema,
caso in cui occorre mettere a punto una
tecnica specifica di drenaggiomanuale dell'arto
seguito da bendaggi compressivi al fine di
facilitare il ritorno linfatico. Altro punto importante
della riabilitazione è la spiegazione
data alla paziente circa i rischi legati all’eventuale
instaurarsi del linfedema. Per questo è
utile fornire delle brochure informative in cui
si illustra da una parte che cosa è il linfedema
e dall’altra come prevenirlo (attenzione ai tagli,
alle punture d’insetto, alle fonti di calore,
ai graffi di animali…), dando inoltre precisi
recapiti in caso di necessità (come ad esempio
il numero di telefono del reparto e della persona
di riferimento).
Infine nella malaugurata evenienza di instaurazione
del linfedema è importante istruire la
paziente sulle possibilità terapeutiche che lo
stato attuale dell’arte offre: la Complex Physical
Therapy è attualmente riconosciuta come
il gold standard della terapia e consta di linfodrenaggiomanuale,
bendaggio, cura della cute
e fisiokinesiterapia sotto bendaggio.
In ogni caso viene posta una particolare atten-
|
zione ai problemi di ordine posturale che possono
verificarsi per l'effetto congiunto dei
traumi operatori sul tessuto muscolare del torace
e delle alterazioni che coinvolgono l'utilizzo
dell'articolazione della spalla omolaterale;
l'approccio pertanto comprende anche
esercizi di tipo posturale finalizzati a evitare
l'insorgenza di fastidiose complicanze dolorose
a carico, ad esempio, del rachide.
RUOLO DELLA RICOSTRUZIONE MAMMARIA
POST-MASTECTOMIA NEL TRATTAMENTO
DEL TUMORE AL SENO
In tutte le culture è stata sempre data grande
importanza al seno come simbolo di femminilità,
sia in termini di sessualità che dimaternità.
Ne deriva che la perdita di un seno viene
vissuta dalla donna come un vero e proprio
“dramma psicologico”. Si può parlare di vera e
propria “Sindrome post-mastectomia”, caratterizzata
da depressione e ansia con perdita di
quell’identificazione sessuale legata appunto
alla destrutturazione dell’immagine corporea,
conseguente all’intervento dimastectomia.
Con il tempo è stata quindi data sempre più
importanza alla ricostruzione mammaria
post-mastectomia non solo in termini di reintegrazione
del seno perso,ma anche come vera
e propria terapia psico-estetica volta a ripristinare
quell’immagine corporea femminile,
sovvertita dall’intervento di mastectomia. Ripercussioni
positive si sono riscontrate anche
sul piano psico-sociale, in quanto la ritrovata
serenità psico-affettiva ha risvolti positivi in
campo lavorativo e anche sociale.
La continua sensibilizzazione nei confronti
del carcinoma mammario ha consentito mediante
un adeguato screening sul territorio
una diagnosi sempre più precoce di questa patologia
con migliori possibilità di guarigione e
con la minima menomazione.Ci si è orientati
sempre più verso trattamenti meno demolitivi,
come la mastectomia modificata, con risparmio
dei muscoli pettorali e quindi della
simmetria del torace e ciò ha permesso al chirurgo
plastico possibilità ricostruttive più agevoli.
I primi interventi di ricostruzione a scopo
estetico compaiono negli anni ’40, con tecniche
che sfruttavano la possibilità di portare
materiale biologico da sedi distanti con lembi
detti “di trasporto”.Nel 1963 l’avvento delle
protesi al silicone rivoluzionò la chirurgia ri-
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costruttiva migliorando da un lato l’esito estetico
e riducendo dall’altro le complicanze chirurgiche.
La ricostruzione mammaria postmastectomia
può essere immediata o differita.
La ricostruzione immediata (cioè ricostruzione
effettuata nello stesso tempo della demolizione)
può attuarsi in donne con carcinomi
mammari in stadio I e II, che dovranno essere
sottoposte a mastectomia radicale semplice o
modificata, con o senza linfoadenectomia
ascellare. La ricostruzione differita, in genere
di alcuni mesi, invece va effettuata in donne
con malattia in stadio avanzato. La ricostruzione
mammaria può effettuarsi con protesi,
con tessuti autologhi (peduncolati o liberi) o
con protesi più tessuti autologhi. La ricostruzione
mammaria con protesi può essere eseguita
con o senza l’impiego preliminare di un
espansore tissutale a seconda della disponibilità
di tessuto molle per la ricostruzione, delle
dimensioni, della forma, del grado di ptosi
della mammella controlaterale e delle richieste
della paziente.
Attualmente in commercio esistono diverse
tipologie di protesimammarie:
- protesi con gel di silicone
- protesi gonfiabili
- protesi a doppio lume (espansore-protesi di
Becker e un altro tipo in cui il gel di silicone
occupa il compartimento interno mentre la
soluzione fisiologica è all’esterno)
- protesi in gel di silicone testurizzate
- protesi in poliuretano.
La ricostruzione mammaria con protesi o
espansori è sicuramente la tecnica chirurgica
più veloce e semplice. La protesi viene impiantata
sotto un piano muscolo-fasciale.Nei
casi in cui la cute sovrastante non sia sufficiente,
si effettua precedentemente un’espansione
della stessa. L’espansore, venendo riempito in
maniera graduale, consente una distensione
progressiva dei tessuti sovrastanti senza comprometterne
la vitalità; in un tempo successivo,
una volta raggiunta l’espansione cutanea
desiderata, l’espansore viene sostituito con
una protesi definitiva.
Si utilizzano tessuti autologhi per la ricostruzione mammaria
in quelle pazienti con carenza
cutanea e/omuscolare e nelle quali non è possibile
impiantare una protesi. I lembimiocutanei
più utilizzati in tal senso sono: il lembomiocutaneo
di gran dorsale (lembo latissimus dorsi),
il lembo miocutaneo addominale trasverso
(lembo TRAM). Il lembo di latissimus dorsi
viene utilizzato per la ricostruzione immediata
o ritardata della mammella dopo mastectomia
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radicale sec.Halsted, poiché rappresenta un’eccellente
fonte di muscolo e di cute. Il lembo
miocutaneo trasversale del retto dell’addome
(TRAM) è costituito da un’isola cutanea prelevata
dalla parete addominale e dal sottostante
muscolo retto dell’addome, in genere controlaterale
alla sede di mastectomia. Il lembo può
essere allestito come lembo addominale superiore,
medio o inferiore, a seconda delle necessità
ricostruttiva e delle condizioni della vascolarizzazione
della parete addominale.
Un altro lembo utile è il lembo toracodorsale,
che è composto da cute, tessuto sottocutaneo
e senza muscolo e che viene allestito in senso
trasversale sulla parete laterale del torace.Viste
le sue caratteristiche è utile per ripristinare
il volume mammario nella porzione laterale e
inferiore della mammella da ricostruire, dopo
mastectomia radicalemodificata.
Più recentemente, con lo sviluppo delle tecniche
microchirurgiche si può ricorrere all’utilizzo
di tessuti autologhi di sedi corporee lontane,
che vengono trasferiti in sede mammaria;
tra questi ricordiamo il lembomiocutaneo
di grande gluteo, il lembo di retto dell’addome
e i lembi perforanti (DIEP-flap, s-GAP flap,
LDP flap e ALT flap).
Parte integrante della ricostruzione mammaria
post-mastectomia è anche l’eventuale mastoplastica
di simmetrizzazione della mammella
controlaterale, che può a seconda dei casi
essere una mastopessi, una mastoplastica riduttiva
o unamastoplastica additiva e che serve
per rendere il più possibile le duemammelle
simmetriche e uguali. Infine, dopo circa 3
mesi dalla ricostruzione mammaria si procede
alla ricostruzione del complesso areola-capezzolo,
che può essere eseguitamediante: innesti
per l’areola (dall’areola controlaterale o dal
solco supero-interno della coscia), lembi locali
per il capezzolo, tatuaggi per l’areola.
Nell’ambito di un centro senologico il ruolo
del chirurgo plastico è fondamentale anche se
per la ricostruzione mammaria postmastectomia
non esistono tecniche standardizzate, per
cui a un determinato deficit corrisponde un tipo
di intervento ricostruttivo. La scelta della
tecnica operatoria è frutto di diverse componenti
che il chirurgo deve sapientemente correlare.
In ogni centro di chirurgia senologica è
necessaria la presenza di consulenza psicologica
e di chirurgia plastica, come unica possibilità
di un trattamento completo del tumore
mammario, che non deve essere più inteso come
malattia locale, d’organo,ma come condizionemorbosa
generale della donna.
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FUMATRICI PIU' A RISCHIO RISPETTO AGLI UOMINI
IL TUMORE POLMONARE NELLE DONNE
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IL PROF. IGNAZIO CATALDO, RESPONSABILE DELL’UNITÀ
OPERATIVA DI CHIRURGIA TORACICA DEL POLICLINICO
DI MONZA CON IL DOTT. DOMENICO SCICCHITANO,
AIUTO DELL’UNITÀ OPERATIVA DI CHIRURGIA
TORACICA DEL POLICLINICO DI MONZA
I dati riguardanti l’epidemiologia del
cancro polmonare fanno di questo tumore
uno dei più importanti capitoli
dell’oncologia per tutta una serie di
motivi: dal numero di nuovi casi per
anno alle difficoltà nell'effettuare una diagnosi
precoce, fino ai relativi progressi in campo terapeutico.
In altre parole è un tumore difficile da diagnosticare
in fase iniziale, difficile da curare e con
indici dimortalità ancora oggi preoccupanti.
All'inizio del ‘900 il cancro polmonare era
consideratomalattia rara.
Oggi possiamo dire che il tumore polmonare
ha ottenuto lo spiacevole primato come causa
di morte più frequente nell’ambito delle malattie
oncologiche. |
Nel mondo i morti/anno per cancro del polmone
hanno superato ilmilione di unità.
Non deve meravigliare dunque se di questo
argomento si parla con una certa apprensione
anche da un punto di vista socio-sanitario.
È noto che il principale responsabile dell'insorgenza
di tumore polmonare è il fumo di sigaretta
e che la diffusione del tabagismo rappresenta
uno dei pericoli maggiori in termini
di rischio.
Il rischio è direttamente correlato al numero
di sigarette fumate per giorno, al tempo intercorso
dall'inizio del fumo, alle modalità del
fumare.
Il rischio del fumatore è circa 15 volte maggiore
rispetto a quello del non fumatore,ma
può arrivare anche a 25 nel caso in cui si fumino
più di venti sigarette al giorno.
Attualmente circa il 35% degli uomini fuma,
mentre tra le donne il numero delle fumatrici
è circa il 20%, percentuale sensibilmente superiore
a quella degli anni passati.
La popolazione femminile in Italia, permotivi
che non stiamo qui ad esaminare, ha cominciato
a fumare abbastanza in ritardo rispetto
a quella degli Stati Uniti e ciò spiega
perché gli effetti nefasti nelle donne si sono
verificati dopo.
Oggi nella fascia tra i 14 e i 64 anni le fumatrici
in Italia sono ben 4,5 milioni. Ciò fa si
che l'incremento maggiore dell'incidenza del
tumore polmonare in questi ultimi anni sia
soprattutto fra le donne.Attualmente la mortalità
per tabacco tra le donne è 3 volte maggiore
che negli anni '70, e il numero è destinato
a raddoppiarsi nel 2020.
Negli Stati Uniti il tumore polmonare rappresenta
la prima causa di morte per tumore maligno
nelle donne.
Nei paesi occidentali il carcinoma polmonare
è la prima causa di morte per tumore maligno
negli uomini di età superiore a 40 anni e la
terza nelle donne tra 40 e 70 anni.
Nella Comunità Europea il tumore polmonare
rappresenta negli uomini il 20% di tutti i
casi di tumore e il 29% di tutte le morti per
cancro. Valori inferiori, rispettivamente del
9% e del 5% si registrano nelle donne .È stato
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ATTUALMENTE CIRCA IL 35% DEGLI UOMINI
FUMA, MENTRE TRA LE DONNE IL NUMERO
DELLE FUMATRICI È CIRCA IL 20%,
PERCENTUALE SENSIBILMENTE SUPERIORE
A QUELLA DEGLI ANNI PASSATI
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calcolato che la mortalità attesa per cancro
polmonare in Europa è del 10-15% in più
ogni 5 anni per il sesso maschile e del 15-30%
per le donne.
In Italia ogni anno si registrano circa 40.000
nuovi casi dei quali purtroppo la maggior
parte ha esito mortale. Tra la popolazione
maschile si è registrato un decremento della
incidenza pari all'1,4%, mentre tra le donne
si è registrato un aumento dell'incidenza
dell'1,2 % con un aumento della mortalità
pari allo 0,9%.
Nonostante il nesso di causalità tra fumo di
sigaretta e rischio di cancro polmonare sia
stato ampiamente dimostrato, esiste una notevole
resistenza tra i fumatori a smettere di
fumare.
Le tre principali classi di sostanze cancerogene
presenti nel fumo di sigaretta sono:
1) Idrocarburi policiclici (es. il benzopirene);
2) Amine aromatiche;
3)Nitrosamine derivate dalla combustione
della nicotina.
Si tratta di sostanze che stabiliscono uno
stretto legame col DNA rendendolo instabile
tanto da facilitare l'insorgenza di mutazioni e
lesioni geniche che stanno alla base della trasformazione
cellulare da benigna inmaligna.
Grazie alle varie campagne contro il fumo, ormai
in atto da diversi anni, nelle statistiche dei
paesi occidentali si osserva una lieve flessione
del numero dei fumatori maschi. Purtroppo
non si può dire lo stesso per le donne tra le quali
si registra invece un costante aumento del numero
delle fumatrici e una vasta diffusione del
tabagismo tra i giovani e giovanissimi.
Sembra che nelle donne esista una maggiore
suscettibilità ai cancerogeni derivati dalla
combustione della sigaretta.A parità di abitudine
al fumo la donna ha un rischio superiore
GRAZIE ALLE VARIE CAMPAGNE CONTRO IL FUMO,
ORMAI IN ATTO DA DIVERSI ANNI, NELLE
STATISTICHE DEI PAESI OCCIDENTALI SI OSSERVA
UNA LIEVE FLESSIONE DEL NUMERO DEI
FUMATORI MASCHI. PURTROPPO NON SI PUÒ DIRE
LO STESSO PER LE DONNE TRA LE QUALI
SI REGISTRA INVECE UN COSTANTE AUMENTO
DEL NUMERO DELLE FUMATRICI E UNA VASTA
DIFFUSIONE DEL TABAGISMO TRA I GIOVANI
E GIOVANISSIMI |
rispetto all’uomo di sviluppare un tumore polmonare.
Quali le cause di tutto ciò? Difficile dirlo con
certezza. Possiamo solo dire che è stata osservata
nelle donne una maggiore frequenza
di mutazioni del gene soppressore p53, del
gene kras, mentre importanti sviluppi si attendono
dagli studi sulGRPR (gastrin releasing
peptide receptor), un gene situato sui
cromosomi femminili e che svolge un importante
ruolo nella cancerogenesi mediante
stimolazione della proliferazione cellulare.
Ma a parte queste considerazioni, proprio
per le difficoltà inerenti la possibilità di poter
effettuare una diagnosi precoce, tutti gli
sforzi devono concentrarsi sull’eliminazione
della causa principale, il fumo di sigaretta. Il
cancro del polmone infatti è uno dei pochi
tumori di cui si conosce l’eziologia, quindi è
uno dei pochi tumori nei confronti del quale
si può effettuare la vera prevenzione. Continuare
a volere disconoscere queste elementari
e fondamentali verità non è di nessun aiuto
né a noi stessi né alla lotta contro i tumori.
Bisogna tuttavia ammettere che smettere di
fumare non mette al riparo dal rischio per almeno
7-8 anni dalla data di cessazione,mentre
è fondamentale che non si cominci a fumare,
cosa che contrasta enormemente con
l'attuale tendenza giovanile della diffusione
del tabagismo in età sempre più precoce e soprattutto
nelle donne.
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