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È un periodico quadrimestrale riservato ai dipendenti e collaboratori del Policlinico dove si raccontano le vicende interne, si raccolgono riflessioni ed esperienze utili da condividere con gli altri. È un punto di incontro per le tante voci del Policlinico. È fatto per i dipendenti ma è anche fatto dai dipendenti che attraverso questo strumento possono fare sentire la loro voce. Vengono inoltre presentate le figure professionali che presiedono i vari settori gestionali della struttura.

Giugno 2009, Anno 6 - N.16

Nasce la Breast Unit 2
Chirurgia Toracica 11
La protesica di Ginocchio 13
Urologia 14
Odontostomatologia 16
Il Policlinico dello Sport 18
Cardiochirurgia 20
Il dott. Ponzetti Consulente della Commissione Parlamentare 24
La formazione 26
Associazione Medici Brianza e Milano Onlus 28
Le nuovi sedi del gruppo 30

 


VICINI ALLA SALUTE, SEMPRE


Grazie alla ricerca e all’impegno di chi ogni giorno, per professione e per ‘missione’, affronta la malattia, negli ultimi anni sono stati possibili importanti progressi nella diagnosi e nella cura di alcune patologie che incidono significativamente sulla qualità della vita di molte persone. E proprio perché da sempremette il paziente al centro dell’attenzione, il Gruppo Policlinico diMonza continua ad affiancare tecnologie d’avanguardia e stato dell’arte delle terapie a un approccio umano che rispetta la persona nella sua complessità: un esempio significativo è costituito dalla nascita della Breast Unit, o Unità di Senologia, un luogo fisico in cui la donna può trovare assistenza specialistica attraverso tutto il percorso delle patologie mammarie, dal semplice accertamento alla ricostruzione plastica quando necessario. Venire incontro al paziente significa anche rispettare i suoi tempi, i suoi impegni: è questo che il Policlinico ha voluto per il nuovo centro di Odontostomatologia aMonza, aperto tutto il giorno anche al sabato.Nelle pagine seguenti parleremo anche dei poliambulatori di CasaleMonferrato e Bovalino, del Centro diMedicina dello Sport e di altri argomenti, come la terapia dei calcoli renali e il tumore al polmone nelle donne, e del prestigioso incarico internazionale affidato al professorTesler. Buona lettura a tutti!


Il Presidente
Gian Paolo Vergani

 


A MONZA NASCE LA NUOVA UNITA' DI SENOLOGIA

LOTTA INTEGRATA AL TUMORE AL SENO:

NASCE LA BREAST UNIT

IL DOTT. GIULIANO LUCANI,
DIRETTORE SCIENTIFICO
DELLA BREAST UNIT
DEL POLICLINICO DI MONZA

IL DOTT. FRANCESCO D'ERRICO,CHIRURGO SENOLOGO POLICLINICO DI MONZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PROF. MAURIZIO SPINELLI,
SPECIALISTA IN ANATOMIA
PATOLOGICA E IN ONCOLOGIA
RESPONSABILE DEL
SERVIZIO DI ANATOMIA
PATOLOGICA DEL
POLICLINICO DI MONZA
PROFESSORE A CONTRATTO,
UNIVERSITÀ DI MILANO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL DOTT. ALESSANDRO
RASPONI, CHIRURGO
SENOLOGO DEL
POLICLINICO DI MONZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA DOTT.SSA MONICA
TAVERNA, RESPONSABILE
DEL SERVIZIO DI ONCOLOGIA
POLICLINICO DI MONZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PROF. CESARE CERRI,
DIRETTORE CORSO
DI LAUREA DI FISIOTERAPIA -
UNIVERSITÀ MILANO
BICOCCA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL DOTT. ALBERTO
FUMAGALLI, RESPONSABILE
DELL’UNITÀ OPERATIVA
DI CHIRURGIA PLASTICA
DEL POLICLINICO DI MONZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NEOPLASIA POLMONARE
SINISTRA


Presso il Policlinico di Monza è attiva la Breast Unit, che comprende tutti i diversi servizi e le specialità connesse alle varie fasi della diagnosi e del trattamento delle patologie del seno, unitamente alle più moderne attrezzature diagnostiche e terapiche. La Breast Unit, coordinata dal dottor Giuliano Lucani, chirurgo senologico, vede la collaborazione del prof.Toufic Khouri (Diagnostica per immagini), dei dottoriMassimo Marks (Mammografia), Alì Satì (Ecografia), Maurizio Spinelli (Istologia e Anatomia patologica), Alessandro Rasponi e Francesco D’Errico (Chirurgia senologica),MonicaTaverna (Oncologia medica), Alberto Gramaglia (Radioterapia), Alberto Fumagalli (Chirurgia plastica), del professor Cesare Cerri (Rieducazione funzionale e terapia del linfoedema). Tutte le prestazioni della Breast Unit sono convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale. La creazione di una Breast Unit o Unità di Senologia all’interno di una struttura sanitaria complessa come il Policlinico diMonza è al tempo stesso un’esigenza e una sfida.Un’esigenza perché viene considerata il naturalesbocco del continuo miglioramento

tecnologico nel campo diagnostico con:
- l’acquisizione di strumenti oggi ritenuti indispensabili per l’affinamento diagnostico di primo e secondo livello, come un nuovo mammografo digitale con la possibilità del puntamento in stereotassi, un ecografo dedicato,
la bobina per la RMdellamammella.
- un potenziamento dell’Anatomia Patologica
con l’arrivo di un altro patologo esperto
in citologia e istologia dellamammella.
- la costituzione di un gruppo di chirurghi qualificati,
che da anni esercitano la loro professione
in campo senologico e hanno affinato
tecniche di resezione mammaria mutuate
dalla chirurgia plastica per garantire imigliori
risultati anche dal punto di vista estetico.
- un’OncologiaMedica particolarmente sensibile
e aggiornata nelle terapie più attuali,
e una Radioterapia con specialisti che si sono
da sempre occupati di radioterapia
mammaria.
- una Chirurgia Plastica sensibile ai problemi
della ricostruzione della mammella per i
quali utilizza le tecniche più evolute.
Nel contempo, come già detto, è una sfida
perché si tratta di creare, da un insieme di
mezzi, strutture e professionisti di altissimo
livello, un organismo in grado di lavorare in
modo coordinato, con linee guida condivise,
con la disponibilità a mettersi in discussione
nel corso di riunioni per l’impostazione
diagnostica e terapeutica dei singoli
casi clinici.
Tutto ciò non è una proposta velleitaria ma
un preciso imperativo posto dalla Relazione
sul cancro al seno nell’unione Europea
2002/2279(INI) (7 maggio 2003) Commissione
per i diritti della donna e le pari opportunità,
Relatrice Karin Jöns, che “…chiede
che tutte le donne affette da carcinoma della
mammella abbiano il diritto ad essere curate
da un’équipe interdisciplinare e invita pertanto
gli Stati membri a sviluppare una rete capillare
di centri di senologia certificati e interdisciplinari,
che debbono soddisfare i criteri
di qualità ben precisi”.

 

 

LA CREAZIONE DI UNA BREAST UNIT O UNITÀ DI SENOLOGIA ALL’INTERNO DI UNA STRUTTURA SANITARIA COMPLESSA COME IL POLICLINICO DI MONZA È AL TEMPO STESSO UN’ESIGENZA E UNA SFIDA.
UN’ESIGENZA PERCHÉ VIENE CONSIDERATA IL NATURALE SBOCCO DEL CONTINUO MIGLIORAMENTO TECNOLOGICO NEL CAMPO DIAGNOSTICO.
È UNA SFIDA PERCHÉ SI TRATTA DI CREARE, DA UN INSIEME DI MEZZI, STRUTTURE E PROFESSIONISTI DI ALTISSIMO LIVELLO, UN ORGANISMO IN GRADO DI LAVORARE IN MODO COORDINATO


Le apparecchiature in dotazione

• Mammografo digitale GE Senographe DS
- Mammotome
• Mammografo GE Senographe DMR+
- pellicole ultra sensibili FujiFilm
• RMN 1,5 tesla GE con bobina dedicata allo studio della mammella
• 9 Ecografi multidisciplinari logiq GE
• Acceleratore lineare 6 Mev: Varian CLC Clinac 600C
• Acceleratore Lineare 6 – 15 Mev Varian CLC Clinac 2100C
- Controllo con Optical Tracking
- Radioterapia stereotassica
• 2 apparecchiature per ipertermia oncologica Synchrotherm
• Micromultileaf 3D dedicato a conformazionali
• Neoprobe – rilevatore del linfonodo sentinella

 

Prima ancora, è il Piano Oncologico Nazionale
del 31maggio 2001 a individuare i 4 “big
killers” tra i tumori (polmone,mammella, colon
retto, prostata) e dire: “…va pertanto garantito
un rapido accesso dei soggetti con sospetta
neoplasia a centri qualificati per l’accertamento
diagnostico ed il trattamento terapeutico,
coinvolgendo in maniera integrata
e coordinata le diverse competenze interessate
(diagnostica per immagini, chirurgia, radioterapia,
oncologiamedica)”.
Infine, è il PianoOncologico Regionale 2004-
2006 della Lombardia che parla di “Sviluppo
della qualità” con l’istituzione di un percorso
diagnostico ben pianificato e tempestivo e un
percorso terapeutico efficace e condiviso.
È dimostrato che le neoplasiemammarie trattate
presso Centri che lavorino secondo criteri
di qualità presentano tassi di sopravvivenza
migliori.

 

Prima ancora, è il Piano Oncologico Nazionale
del 31maggio 2001 a individuare i 4 “big
killers” tra i tumori (polmone,mammella, colon
retto, prostata) e dire: “…va pertanto garantito
un rapido accesso dei soggetti con sospetta
neoplasia a centri qualificati per l’accertamento
diagnostico ed il trattamento terapeutico,
coinvolgendo in maniera integrata
e coordinata le diverse competenze interessate
(diagnostica per immagini, chirurgia, radioterapia,
oncologiamedica)”.
Infine, è il PianoOncologico Regionale 2004-
2006 della Lombardia che parla di “Sviluppo
della qualità” con l’istituzione di un percorso
diagnostico ben pianificato e tempestivo e un
percorso terapeutico efficace e condiviso.
È dimostrato che le neoplasiemammarie trattate
presso Centri che lavorino secondo criteri
di qualità presentano tassi di sopravvivenza
migliori. Quindi sono le donne stesse, per
mezzo delle associazioni di volontariato o tramite
gruppi di pressione politica, le donne che
nell’ambito della propria famiglia si costituiscono
quali “opinion leaders” sulle questioni
sanitarie, a chiedere l’istituzione delle Unità di
Senologia che siano in grado di accompagnarle
durante tutto il percorso della malattia.
Questo è per noi un punto nevralgico, il più
importante forse nel momento in cui andiamo
a costituire una Breast Unit. I mezzi tecnici
e le professionalità non bastano a creare
quella differenza tra curare e prendersi cura di
cui oggi tanto si parla ma che pochi centri
possonomettere a disposizione.La donna che
si rivolge alla struttura sanitaria perché ha o
teme di avere un tumore della mammella va
accompagnata lungo tutto il percorso diagnostico
e terapeutico, sia esso breve o limitato
perché la patologia riscontrata è benigna o
funzionale, sia esso completo, dalla diagnosi
cito-istologica alla chirurgia con eventuale ricostruzione
plastica alle terapie complementari,
passando attraverso il supporto psicologico
e riabilitativo e addirittura palliativistico
nel caso di evoluzione sfavorevole. Un’enfasi
particolare va posta sulla comunicazione che
in ogni fase del percorso deve essere particolarmente
curata e frutto di un’approfondita
formazione.Ciò significa quindi disponibilità
e dedizione sia da parte del personale medico
sia di quello tecnico, infermieristico e anche
amministrativo.Dare alla donna dei punti di
riferimento costanti durante la cura significa
offrire un servizio estremamente apprezzato e
utile. Anche offrire un supporto per le necessità
socio-burocratiche come la prenotazione

degli esami e delle visite, l’aiuto nel disbrigo
delle pratiche per ottenere il riconoscimento
di invalidità o delle protesi esterne significa rispondere
a esigenze che, nel caso di una persona
ammalata, divengono spesso difficili da
affrontare.Per talemotivo alla BreastUnit deve
essere dedicato personale amministrativo
con un percorso di formazione particolare e
con una disposizione personale al dialogo, e si
deve lasciare il giusto spazio alle Associazioni
di Volontariato, come ad esempio Salute
Donna, che possono giocare un ruolo fondamentale
nell’offrire aiuto e supporto morale
alle donne e alle loro famiglie.
Un altro aspetto che una Breast Unit offre è
quello della riduzione dell’errore medico: la
discussione collegiale dei casi clinici, che è uno
dei criteri di qualità richiesti dall’EUSOMA
(European Society OfMastology), costituisce
un valido metodo di controllo sulle decisioni
terapeutiche e riduce notevolmente l’errore e
quindi il contenzioso. La discussione comporta
anche aggiornamento e interscambio di nozioni
con conseguente miglioramento della
qualità scientifica di tutti i componenti.Anche
la potenzialità di ricerca è influenzata dalla
possibilità di lavoro in équipe e dalla capacità
che questa offre di richiamare finanziamenti.
Tutto semplice quindi?Neanche per sogno.La
strada intrapresa è difficile, irta di scogli e insidie.
La BreastUnit non nasce da un decreto né
dalla volontà dei vertici direzionali di una
struttura sanitariama dal lavoro di tutti. Si devono
istituire ambulatori, creare spazi di accoglienza,
implementare linee guida, creare percorsi
e soprattutto lavorare per raggiungere il
minimo richiesto di 150 nuovi casi di tumore
per anno trattati. Per noi il termine Breast
Unit non è un punto di partenza ma un programma
da realizzare nel più breve tempo possibile
e nel modo migliore.
Nelle pagine seguenti vengono illustrati alcuni
elementi qualificanti la Breast Unit del Policlinico
di Monza.

L’ANATOMIA PATOLOGICA:
UNA SPECIALIZZAZIONE
ANTICA MA MODERNA

Non c’è dubbio che in questi 300 e più anni
di esistenza dell’Anatomia Patologica, questa
si sia evoluta con l’evolversi delle tecnologie
(frenetiche dagli anni 1960 in poi) rimanendo
sempre al passo con i tempi, cosa
che le ha permesso di assumere un ruolo
primario nella gestione sanitaria di quasi
tutti i pazienti ospedalizzati e di diventare,
oggi, con l’avvento della “target therapy”, il
fulcro attorno a cui ruotano sopratutto gli
oncologi, per poter curare in maniera ottimale
e quasi avveniristica alcune patologie
oncologiche; tale possibilità è in costante
aumento di anno in anno.
Quindi, dapprima la diagnosi citologica
(classificando i preparati citologici da agoaspirato
mammario secondo le Linee Guida
Europee), a volte con il prelievo effettuato
proprio dall’anatomopatologo, seguita dalla
diagnosi istologica su piccole biopsie, oppure
da un esame “in diretta”, quasi al tavolo
operatorio (il cosiddetto esame estemporaneo
al criostato o microtomo congelatore) e
poi la stadiazione, sul prelievo operatorio,
per terminare con metodiche particolari che
permettono di dare un giudizio sulla possibilità
di effettuare una terapia oncologica
mirata; per non parlare dell’invisibile: prima
la microscopia elettronica, ora gli anticorpi
monoclonali e la biologia molecolare sempre
più spinta.
Tutto questo per introdurre e capire il ruolo
dell’Anatomia Patologica nel contesto di
una Breast Unit, quale quella che va a configurarsi
presso il Policlinico di Monza. Se
fino a qualche anno fa la funzione dell’Anatomopatologo
in campo senologico oncologico
consisteva oltre che nella diagnosi,
identificando il tipo di carcinoma, anche
nella valutazione complessiva dello stato dei
linfonodi ascellari regionali, del grado di
aggressività della neoplasia e della Stadiazione
Patologica (pTNM), oggi si è verificata
una rivoluzione epocale, demandando
all’Anatomopatologo la decisione ultima su
come curare una paziente affetta da carcinoma
mammario (Consensus Conference
di San Gallo, Svizzera).
Questa trasformazione avviene attraverso
due fasi: la prima correlata all’avvento e all’utilizzo
di marcatori immunoistochimici,
che permettono una valutazione della ormonoespressività
della neoplasia mammaria

 

 

SONO LE DONNE STESSE A CHIEDERE L’ISTITUZIONE DELLE UNITÀ DI SENOLOGIA CHE SIANO IN GRADO DI ACCOMPAGNARLE DURANTE TUTTO IL PERCORSO DELLA MALATTIA.QUESTO È PER NOI UN PUNTO NEVRALGICO, IL PIU’ IMPORTANTE FORSE NEL MOMENTO IN CUI ANDIAMO A COSTITUIRE UNA BREAST UNIT.


(Recettori per Estrogeni e Progesterone),
una valutazione dell’indice di proliferazione
cellulare della neoplasia (Mib 1), una valutazione
della presenza o meno di mutazioni
geniche (HER2), tutti fattori tra loro strettamente
interdipendenti, che vanno a indicare,
oltre che una più precisa indicazione
prognostica, anche e soprattutto un’indicazione
terapeutica mirata, che varia da paziente
a paziente in base al suo profilo biologico
tumorale.
La seconda fase, altrettanto importante, è
quella dell’introduzione della valutazione
anatomopatologica del linfonodo sentinella,
cioè di quel linfonodo ascellare che, ricevendo
per primo linfa direttamente dal tumore,
viene identificato mediante tecnica
linfoscintigrafica, secondo le linee guida
della F.O.N.Ca.M. (Forza Operativa Nazionale
per il Carcinoma Mammario).Tecnicamente,
dopo una prima valutazione
macroscopica, l’Anatomopatologo effettua
un esame estemporaneo al congelatore che,
se risulta positivo, dà indicazione al chirurgo
per una immediata linfoadenectomia.
Nel caso di negatività il linfonodo sentinella
(possono anche essere due o tre) viene esaminato,
tutto, con sezioni seriate ad intervalli
di 50 micron, allestendo coppie di preparati
che, alternativamente, non vengono
colorati, ma accantonati per eventuali indagini
immunoistochimiche con anticorpi
monoclonali, nel caso di sospetto diagnostico
microscopico.
A questo punto, in assenza di metastasi, le
diagnosi possono essere di due tipi: di negatività
totale oppure di positività per ITC
(cellule tumorali isolate, per lo più identificate
attraverso l’uso di anticorpi monoclonali)
e spetta al chirurgo la decisione se procedere
o meno alla linfoadenectomia totale
regionale.
Pertanto, come si può evincere da quanto
descritto l’Anatomia Patologica si inserisce
a pieno titolo nella squadra specialistica formata
da tutte le altre figure professionali
che costituiscono la Breast Unit, collaborando
tra loro e lavorando con le adeguate
risorse tecnologiche ed infrastrutturali, per
dare alle pazienti una risposta globale, che
vada dalla prevenzione alla diagnosi, dal
supporto psicologico alla terapia chirurgica
ricostruttiva e dalla terapia oncologica alla
prognosi e al controllo periodico nel tempo
(follow-up).




LA METODICA DELLA RICERCA
DEL LINFONODO SENTINELLA

Adistanza di 100 anni dall’indicazione assoluta
alla dissezione ascellareGiuliano e Krag hanno
dimostrato che nelle neoplasie mammarie di
piccole dimensioni e con ascella clinicamente
negativa il Linfonodo Sentinella è predittivo
dello stato linfoghiandolare ascellare.Lametodica
prende avvio seguendo alcune fasi.


Fase della ricerca:
a) dimostrare che il LS è localizzabile, asportabile
nella gran parte dei casi
b) che lo stato del LS è predittivo dello stato
degli altri linfonodi loco regionali e predittivo
dello stadio dellamalattia
c) dimostrare che nel caso di LS negativo la
rinuncia alla linfoadenectomia non peggiora
la prognosi.


Basi teoriche:
a) Il flusso ematico è "ordinato"
b) la disseminazione delle cellule tumorali è
"sequenziale"
c) il LS è il primo linfonodo incontrato dalle
cellule tumorali
d) il territorio peritumorale (profondo o superficiale)
ha la stessa arborizzazione linfatica
dell'area tumorale.


Implicazioni cliniche:
a) evitare la linfoadenectomia se ilLS è normale
b) focalizzare l'attenzione dell'anatomopatologo
su pochi linfonodi
c) dare informazioni aggiuntive per stadiazione.


La somministrazione di nanocolloidi marcati
con 99 mTe in 0,2 ml viene effettuata 18/24
ore prime dell'intervento chirurgico e può
essere: intradermica, sottocutanea, peritumorale,
intratumorale. In gamma camera la linfoscintigrafia
avviene a 15-30 minuti: la paziente
è supina con arto superiore abdotto, la
proiezione è anteriore e obliqua anteriore, si
esegue la marcatura cutanea con profilo corporeo
a marker caldo. Il medico nucleare definisce
LS il linfonodo che drena direttamente
dal sito di iniezione, si visualizza per primo,
è il più vicino al sito di iniezione.
Al tavolo operatorio il chirurgo:
Prima dell’intervento effettua la rilevazione
del conteggio sul "fondo", sui reperi cutanei
del LS, sul sito di iniezione.
Durante l’intervento ricerca il LS "a scansione"
e rileva in vivo il conteggio del LS.

 


IL DOTT. ALBERTO GRAMAGLIA, RESPONSABILE DEL
SERVIZIO DI RADIOTERAPIA DEL POLICLINICO DI MONZA

Dopo l’escissione del LS rileva "ex vivo" il
conteggio del LS. Per una corretta applicazione
della metodica "linfonodo sentinella"
occorre un’armonica collaborazione tra il chirurgo,
il medico nucleare, il radiologo, l'anatomopatologo:
attraverso l’ottimizzazione
delle varie fasi di competenza si raggiunge
un’adeguata sicurezza dell’indagine.
In una chirurgia sempre più conservativa la
tecnica del LS si allinea con i concetti di risparmio
dei tessuti, di rispetto dell’integrità
funzionale e di sicurezza del trattamento oncologico.
Nell’applicazione di questa metodica
rimangono aperti alcuni problemi: quello

ACCELERATORE LINEARE 6 – 15 MEV VARIAN CLC
CLINAC 2100C



dei falsi negativi, che incidono per una percentuale
compresa tra il 2 e il 5%, e quello
delle micrometastasi, che si osservano nell’1-
3% dei linfonodi esaminati, e che è legato al
maggior numero di sezioni cui il LS è sottoposto,
all'impiego della citocheratina e dell’immunoistochimica.

LA RADIOTERAPIA

Il reparto di Radioterapia fin dall'inizio dell'attività
è stato in grado di introdurre un trattamento
conformazionale nella terapia d adjuvante
(cioè post-operatoria) del tumore
mammario.Questa tecnica consente una copertura
molto precisa della sede mammaria
dove prima dell'intervento si trovava il tumore.
Il nostro centro è stato tra i primi in Italia
(e ancora tra i pochi ad oggi che adotta questa
tecnica) ad utilizzare qustametodologia.
La Brest Unit dispone di unaTAC di simulazione
multistrato dotata anche di un sistema
di controllo del movimento del paziente a
Tracking ottico situato nel bunker di trattamento,
che permette di fermare l'irradiazione
nel caso vi siano movimenti non controllati
dal paziente.Tutti i trattamenti vengono processati
ogni giorno da un sistema di immagini
e da un rilevamento computerizzato dell’adeguatezza,
il quale consente un controllo severo
di tutti i dati del trattamento paziente
per paziente.


LA PERSONALIZZAZIONE DELLA TERAPIA MEDICA NEL CARCINOMA
DELLA MAMMELLA

Dai dati ottenibili dal rapporto 2003-2005
dell’Associazione Italiana Registri Tumori
(AIRT), (www.registri-tumori.it), nella popolazione
femminile, il tumore della mammella
si conferma la neoplasia di gran lunga
più frequente, rappresentando infatti un terzo
di tutte quelle diagnosticate. Il numero delle
diagnosi di nuovi casi di tumore della mammella
mostra un andamento in crescita nel
tempo.Questo fenomeno è legato, almeno in
parte, all’anticipazione della diagnosi, determinata
dalla presenza in Italia di programmi
di screening mammografico: nel 2003 erano
attivi 88 programmi che coinvolgevano, secondo
i dati del Gruppo italiano per lo screening
mammografico, circa 1.500.000 donne
nella fascia d’età 50-69 anni, soprattutto nel
Nord e Centro Italia.

 


Come risulta dai dati sopra presentati, lamortalità
per tumore della mammella è in costante
riduzione grazie, oltre alla diagnosi precoce,
alle innovazioni farmacologiche. In questo
senso, la svolta è arrivata con l’utilizzo dei farmaci
mirati, che individuano con precisione
un bersaglio all’interno della cellula tumorale
e lo colpiscono in maniera selettiva. Il futuro
della terapia del tumore mammario è rappresentato
da terapie sempre più specifiche, con
l’obiettivo di identificare il trattamento giusto
per gruppi di pazienti con determinate caratteristiche.
È necessario pertanto identificare
gli elementi distintivi del tumore, come in una
sorta di “carta d’identità”, con un’accurata analisi
sul piano biologico; una volta decifrate
queste caratteristiche, si è in grado scegliere la
terapia piùmirata e più precisa.
La terapia medica del carcinoma della mammella
si avvale di tre fondamentali presidi terapeutici:
la chemioterapia, la terapia endocrina
e le terapie biologiche: la scelta terapeutica

 

LA TERAPIA MEDICA DEL CARCINOMA
DELLA MAMMELLA SI AVVALE DI TRE
FONDAMENTALI PRESIDI TERAPEUTICI:
LA CHEMIOTERAPIA, LA TERAPIA ENDOCRINA E
LE TERAPIE BIOLOGICHE: LA SCELTA TERAPEUTICA
SI BASA FONDAMENTALMENTE SULLE
CARATTERISTICHE BIOLOGICHE DEL TUMORE



si basa fondamentalmente sulle caratteristiche
biologiche del tumore.
Un ruolo chiave è, oggi più che mai, giocato
dai markers biologici, cioè da quegli elementi
della cellula tumorale che consentono di definire
le caratteristiche del tumore, come ad
esempio i recettori per gli estrogeni o per il
progesterone, e il recettore HER2.Questi sono
tre marcatori biologici che consentono di
caratterizzare la biologia della cellula, il livello
di aggressività del tumore,ma anche la possibilità
di impiegare determinate terapie. Il
marcatore biologico di per sé può costituire un
bersaglio che viene colpito dal farmaco il quale
lo neutralizza attenuando così la malignità
della cellula tumorale.
Nei tumori HER2 positivi, che costituiscono
il 20-30% di tutti i casi di cancro mammario,
il trattamento e la storia naturale sono radicalmente
cambiati grazie all’introduzione di trastuzumab,
un anticorpomonoclonale che agisce
specificamente contro il recettore HER2,
che risulta iperespresso sulla superficie cellulare
di questi tumori.Grazie all’utilizzo di questo
farmaco in combinazione con la chemioterapia
sia nel trattamento precauzionale sia
nella malattia avanzata, si è infatti registrato
un significativo aumento della sopravvivenza
di questo particolare sottogruppo di pazienti.
Su questi principi si basa la tailored therapy,
ovvero la terapia “su misura” o ancora meglio
“personalizzata”, che si avvale sia di terapie
tradizionali mirate sulle caratteristiche biologiche
del tumore sia di terapie innovative, le

 


cosiddette targeted therapy di cui trastuzumab
costituisce l’antesignano,ma immediatamente
a seguire abbiamo assistito allo sviluppo
di nuovi farmaci destinati a quei pazienti
che risultavano resistenti a trastuzumab pur
presentando l’iperespressione di HER 2 (lapatinib
e pertuzumab). Recente è anche l’utilizzo
nel carcinoma mammario di un anticorpo
monoclonale antiangiogenetico (bevacizumab,
un anti-VEGF), già ampiamente sperimentato
nei tumori del colon.
In un futuro prossimo, basato sulle ricerche
attualmente in corso, sarà possibile identificare
l’espressione genetica che costituisce l’impronta
digitale, per così dire, del tumore
mammario del singolo individuo.Questa informazione
potrà essere utilizzata per scegliere
in modo razionale i bersagli terapeutici ma
anche per prevedere la prognosi della singola
paziente, ivi compresa la risposta ai singoli
farmaci.
Il raggiungimento di questi obiettivi che stanno
cambiando e cambieranno ancor più in futuro
trattamento e prognosi dei tumori della
mammella, potrà avvenire solo grazie allo sforzo
e alla collaborazione di patologi, chirurghi e
oncologi nel tentativo di escludere il tumore
dellamammella dalla lista dei big killers.

 

LA MEDICINA RIABILITATIVA SI OCCUPA
DELLA PERSONA NELLA SUA GLOBALITÀ;
PERTANTO ANCHE I PROBLEMI SPECIFICI
DERIVANTI DA PATOLOGIE D'ORGANO
VENGONO VISTI NELL'OTTICA DELLA CURA
DELLA PERSONA E NON IN QUELLA
DEL TRATTAMENTO DI UNA LESIONE



LA RIABILITAZIONE
La medicina riabilitativa si occupa della persona
nella sua globalità; pertanto anche i problemi
specifici derivanti da patologie d'organo
vengono visti nell'ottica della cura della persona
e non in quella del trattamento di una lesione.
Questo ovviamente non significa che il
teamriabilitativo non affronti problemi specifici
legati alle conseguenze che le patologie tumorali
mammarie comportano sulle abilità e
sul funzionamento della persona. In particolare,
le difficoltà che principalmente richiedono
un intervento riabilitativo sono legate a due
possibili complicanze del trattamento: il linfedema
e le retrazioni. Infatti, nonostante progressi
nel campo tecnico strumentale e in
quello dell'abilità professionale di chirurghi e
radioterapisti, pur in presenza di interventi
perfettamente eseguiti, è possibile che si vengano
a creare difficoltà al drenaggio linfatico
dell'arto superiore, o che si formino cicatrici
che limitano l’escursione articolare. In casi più
rari, l'estensione del tumore richiede asporto
del tessuto muscolare in misura tale da rendere
meno efficiente l'articolazione della spalla.
In tutti questi casi l'intervento del team riabilitativo
si esplica per ridurre, e possibilmente
eliminare, queste complicanze.La valutazione
del riabilitatore può avvenire precocemente, in
accordo con lo specialista oncologo, in modo
da potenziare le sinergie mantenendo al centro
la paziente e da ridurre possibili alterazioni
funzionali.
Il principale rischio da scongiurare è quello di
una limitazione dell'articolazione della spalla
che, come detto, può avere origine dalla presenza
di tessuto cicatriziale che “trattiene” i
capi articolari impedendo la completa escursione,
oppure può essere causata dall'aumento
di volume del braccio conseguente al mancato

 


LA PERDITA DI UN SENO VIENE VISSUTA
DALLA DONNA COME UN VERO E PROPRIO
“DRAMMA PSICOLOGICO”.
SI PUO’ PARLARE DI VERA E PROPRIA
“SINDROME POST-MASTECTOMIA”,
CARATTERIZZATA DA DEPRESSIONE E ANSIA.
CON IL TEMPO È STATA DATA SEMPRE PIU’
IMPORTANZA ALLA RICOSTRUZIONE MAMMARIA
POST MASTECTOMIA

drenaggio linfatico (linfedema). Nel primo
caso gli interventi saranno svolti con la finalità
di far riassorbire il tessuto cicatriziale e, attraverso
esercizi - ad esempio di stretching - facilitare
l'allungamento fisiologico muscolare.
Nell’immediato post-operatorio l’intervento
riguarda essenzialmente la ripresa funzionale
dell’articolarità della scapolo-omerale con un
inizio del trattamento che può avvenire anche
in prima-seconda giornata post operatoria
(rispettando ovviamente i limiti imposti dal
dolore e dalla tensione dei tessuti appena sottoposti
all’insulto chirurgico).Questo può avvenire
con mobilizzazioni attive assistite con
motilità nei diversi piani dello spazio e con insegnamento
di esercizi da eseguire attivamente
nella giornata da parte della paziente. Più
complessa è la situazione nel caso del linfedema,
caso in cui occorre mettere a punto una
tecnica specifica di drenaggiomanuale dell'arto
seguito da bendaggi compressivi al fine di
facilitare il ritorno linfatico. Altro punto importante
della riabilitazione è la spiegazione
data alla paziente circa i rischi legati all’eventuale
instaurarsi del linfedema. Per questo è
utile fornire delle brochure informative in cui
si illustra da una parte che cosa è il linfedema
e dall’altra come prevenirlo (attenzione ai tagli,
alle punture d’insetto, alle fonti di calore,
ai graffi di animali…), dando inoltre precisi
recapiti in caso di necessità (come ad esempio
il numero di telefono del reparto e della persona
di riferimento).
Infine nella malaugurata evenienza di instaurazione
del linfedema è importante istruire la
paziente sulle possibilità terapeutiche che lo
stato attuale dell’arte offre: la Complex Physical
Therapy è attualmente riconosciuta come
il gold standard della terapia e consta di linfodrenaggiomanuale,
bendaggio, cura della cute
e fisiokinesiterapia sotto bendaggio.
In ogni caso viene posta una particolare atten-



zione ai problemi di ordine posturale che possono
verificarsi per l'effetto congiunto dei
traumi operatori sul tessuto muscolare del torace
e delle alterazioni che coinvolgono l'utilizzo
dell'articolazione della spalla omolaterale;
l'approccio pertanto comprende anche
esercizi di tipo posturale finalizzati a evitare
l'insorgenza di fastidiose complicanze dolorose
a carico, ad esempio, del rachide.

RUOLO DELLA RICOSTRUZIONE MAMMARIA
POST-MASTECTOMIA NEL TRATTAMENTO
DEL TUMORE AL SENO

In tutte le culture è stata sempre data grande
importanza al seno come simbolo di femminilità,
sia in termini di sessualità che dimaternità.
Ne deriva che la perdita di un seno viene
vissuta dalla donna come un vero e proprio
“dramma psicologico”. Si può parlare di vera e
propria “Sindrome post-mastectomia”, caratterizzata
da depressione e ansia con perdita di
quell’identificazione sessuale legata appunto
alla destrutturazione dell’immagine corporea,
conseguente all’intervento dimastectomia.
Con il tempo è stata quindi data sempre più
importanza alla ricostruzione mammaria
post-mastectomia non solo in termini di reintegrazione
del seno perso,ma anche come vera
e propria terapia psico-estetica volta a ripristinare
quell’immagine corporea femminile,
sovvertita dall’intervento di mastectomia. Ripercussioni
positive si sono riscontrate anche
sul piano psico-sociale, in quanto la ritrovata
serenità psico-affettiva ha risvolti positivi in
campo lavorativo e anche sociale.
La continua sensibilizzazione nei confronti
del carcinoma mammario ha consentito mediante
un adeguato screening sul territorio
una diagnosi sempre più precoce di questa patologia
con migliori possibilità di guarigione e
con la minima menomazione.Ci si è orientati
sempre più verso trattamenti meno demolitivi,
come la mastectomia modificata, con risparmio
dei muscoli pettorali e quindi della
simmetria del torace e ciò ha permesso al chirurgo
plastico possibilità ricostruttive più agevoli.
I primi interventi di ricostruzione a scopo
estetico compaiono negli anni ’40, con tecniche
che sfruttavano la possibilità di portare
materiale biologico da sedi distanti con lembi
detti “di trasporto”.Nel 1963 l’avvento delle
protesi al silicone rivoluzionò la chirurgia ri-


costruttiva migliorando da un lato l’esito estetico
e riducendo dall’altro le complicanze chirurgiche.
La ricostruzione mammaria postmastectomia
può essere immediata o differita.
La ricostruzione immediata (cioè ricostruzione
effettuata nello stesso tempo della demolizione)
può attuarsi in donne con carcinomi
mammari in stadio I e II, che dovranno essere
sottoposte a mastectomia radicale semplice o
modificata, con o senza linfoadenectomia
ascellare. La ricostruzione differita, in genere
di alcuni mesi, invece va effettuata in donne
con malattia in stadio avanzato. La ricostruzione
mammaria può effettuarsi con protesi,
con tessuti autologhi (peduncolati o liberi) o
con protesi più tessuti autologhi. La ricostruzione
mammaria con protesi può essere eseguita
con o senza l’impiego preliminare di un
espansore tissutale a seconda della disponibilità
di tessuto molle per la ricostruzione, delle
dimensioni, della forma, del grado di ptosi
della mammella controlaterale e delle richieste
della paziente.
Attualmente in commercio esistono diverse
tipologie di protesimammarie:
- protesi con gel di silicone
- protesi gonfiabili
- protesi a doppio lume (espansore-protesi di
Becker e un altro tipo in cui il gel di silicone
occupa il compartimento interno mentre la
soluzione fisiologica è all’esterno)
- protesi in gel di silicone testurizzate
- protesi in poliuretano.
La ricostruzione mammaria con protesi o
espansori è sicuramente la tecnica chirurgica
più veloce e semplice. La protesi viene impiantata
sotto un piano muscolo-fasciale.Nei
casi in cui la cute sovrastante non sia sufficiente,
si effettua precedentemente un’espansione
della stessa. L’espansore, venendo riempito in
maniera graduale, consente una distensione
progressiva dei tessuti sovrastanti senza comprometterne
la vitalità; in un tempo successivo,
una volta raggiunta l’espansione cutanea
desiderata, l’espansore viene sostituito con
una protesi definitiva.
Si utilizzano tessuti autologhi per la ricostruzione mammaria
in quelle pazienti con carenza
cutanea e/omuscolare e nelle quali non è possibile
impiantare una protesi. I lembimiocutanei
più utilizzati in tal senso sono: il lembomiocutaneo
di gran dorsale (lembo latissimus dorsi),
il lembo miocutaneo addominale trasverso
(lembo TRAM). Il lembo di latissimus dorsi
viene utilizzato per la ricostruzione immediata
o ritardata della mammella dopo mastectomia



radicale sec.Halsted, poiché rappresenta un’eccellente
fonte di muscolo e di cute. Il lembo
miocutaneo trasversale del retto dell’addome
(TRAM) è costituito da un’isola cutanea prelevata
dalla parete addominale e dal sottostante
muscolo retto dell’addome, in genere controlaterale
alla sede di mastectomia. Il lembo può
essere allestito come lembo addominale superiore,
medio o inferiore, a seconda delle necessità
ricostruttiva e delle condizioni della vascolarizzazione
della parete addominale.
Un altro lembo utile è il lembo toracodorsale,
che è composto da cute, tessuto sottocutaneo
e senza muscolo e che viene allestito in senso
trasversale sulla parete laterale del torace.Viste
le sue caratteristiche è utile per ripristinare
il volume mammario nella porzione laterale e
inferiore della mammella da ricostruire, dopo
mastectomia radicalemodificata.
Più recentemente, con lo sviluppo delle tecniche
microchirurgiche si può ricorrere all’utilizzo
di tessuti autologhi di sedi corporee lontane,
che vengono trasferiti in sede mammaria;
tra questi ricordiamo il lembomiocutaneo
di grande gluteo, il lembo di retto dell’addome
e i lembi perforanti (DIEP-flap, s-GAP flap,
LDP flap e ALT flap).
Parte integrante della ricostruzione mammaria
post-mastectomia è anche l’eventuale mastoplastica
di simmetrizzazione della mammella
controlaterale, che può a seconda dei casi
essere una mastopessi, una mastoplastica riduttiva
o unamastoplastica additiva e che serve
per rendere il più possibile le duemammelle
simmetriche e uguali. Infine, dopo circa 3
mesi dalla ricostruzione mammaria si procede
alla ricostruzione del complesso areola-capezzolo,
che può essere eseguitamediante: innesti
per l’areola (dall’areola controlaterale o dal
solco supero-interno della coscia), lembi locali
per il capezzolo, tatuaggi per l’areola.
Nell’ambito di un centro senologico il ruolo
del chirurgo plastico è fondamentale anche se
per la ricostruzione mammaria postmastectomia
non esistono tecniche standardizzate, per
cui a un determinato deficit corrisponde un tipo
di intervento ricostruttivo. La scelta della
tecnica operatoria è frutto di diverse componenti
che il chirurgo deve sapientemente correlare.
In ogni centro di chirurgia senologica è
necessaria la presenza di consulenza psicologica
e di chirurgia plastica, come unica possibilità
di un trattamento completo del tumore
mammario, che non deve essere più inteso come
malattia locale, d’organo,ma come condizionemorbosa
generale della donna.


FUMATRICI PIU' A RISCHIO RISPETTO AGLI UOMINI

IL TUMORE POLMONARE NELLE DONNE

IL PROF. IGNAZIO CATALDO, RESPONSABILE DELL’UNITÀ
OPERATIVA DI CHIRURGIA TORACICA DEL POLICLINICO
DI MONZA CON IL DOTT. DOMENICO SCICCHITANO,
AIUTO DELL’UNITÀ OPERATIVA DI CHIRURGIA
TORACICA DEL POLICLINICO DI MONZA

I dati riguardanti l’epidemiologia del
cancro polmonare fanno di questo tumore
uno dei più importanti capitoli
dell’oncologia per tutta una serie di
motivi: dal numero di nuovi casi per
anno alle difficoltà nell'effettuare una diagnosi
precoce, fino ai relativi progressi in campo terapeutico.
In altre parole è un tumore difficile da diagnosticare
in fase iniziale, difficile da curare e con
indici dimortalità ancora oggi preoccupanti.
All'inizio del ‘900 il cancro polmonare era
consideratomalattia rara.
Oggi possiamo dire che il tumore polmonare
ha ottenuto lo spiacevole primato come causa
di morte più frequente nell’ambito delle malattie
oncologiche.

Nel mondo i morti/anno per cancro del polmone
hanno superato ilmilione di unità.
Non deve meravigliare dunque se di questo
argomento si parla con una certa apprensione
anche da un punto di vista socio-sanitario.
È noto che il principale responsabile dell'insorgenza
di tumore polmonare è il fumo di sigaretta
e che la diffusione del tabagismo rappresenta
uno dei pericoli maggiori in termini
di rischio.
Il rischio è direttamente correlato al numero
di sigarette fumate per giorno, al tempo intercorso
dall'inizio del fumo, alle modalità del
fumare.
Il rischio del fumatore è circa 15 volte maggiore
rispetto a quello del non fumatore,ma
può arrivare anche a 25 nel caso in cui si fumino
più di venti sigarette al giorno.
Attualmente circa il 35% degli uomini fuma,
mentre tra le donne il numero delle fumatrici
è circa il 20%, percentuale sensibilmente superiore
a quella degli anni passati.
La popolazione femminile in Italia, permotivi
che non stiamo qui ad esaminare, ha cominciato
a fumare abbastanza in ritardo rispetto
a quella degli Stati Uniti e ciò spiega
perché gli effetti nefasti nelle donne si sono
verificati dopo.
Oggi nella fascia tra i 14 e i 64 anni le fumatrici
in Italia sono ben 4,5 milioni. Ciò fa si
che l'incremento maggiore dell'incidenza del
tumore polmonare in questi ultimi anni sia
soprattutto fra le donne.Attualmente la mortalità
per tabacco tra le donne è 3 volte maggiore
che negli anni '70, e il numero è destinato
a raddoppiarsi nel 2020.
Negli Stati Uniti il tumore polmonare rappresenta
la prima causa di morte per tumore maligno
nelle donne.
Nei paesi occidentali il carcinoma polmonare
è la prima causa di morte per tumore maligno
negli uomini di età superiore a 40 anni e la
terza nelle donne tra 40 e 70 anni.
Nella Comunità Europea il tumore polmonare
rappresenta negli uomini il 20% di tutti i
casi di tumore e il 29% di tutte le morti per
cancro. Valori inferiori, rispettivamente del
9% e del 5% si registrano nelle donne .È stato

 

ATTUALMENTE CIRCA IL 35% DEGLI UOMINI
FUMA, MENTRE TRA LE DONNE IL NUMERO
DELLE FUMATRICI È CIRCA IL 20%,
PERCENTUALE SENSIBILMENTE SUPERIORE
A QUELLA DEGLI ANNI PASSATI

 


calcolato che la mortalità attesa per cancro
polmonare in Europa è del 10-15% in più
ogni 5 anni per il sesso maschile e del 15-30%
per le donne.
In Italia ogni anno si registrano circa 40.000
nuovi casi dei quali purtroppo la maggior
parte ha esito mortale. Tra la popolazione
maschile si è registrato un decremento della
incidenza pari all'1,4%, mentre tra le donne
si è registrato un aumento dell'incidenza
dell'1,2 % con un aumento della mortalità
pari allo 0,9%.
Nonostante il nesso di causalità tra fumo di
sigaretta e rischio di cancro polmonare sia
stato ampiamente dimostrato, esiste una notevole
resistenza tra i fumatori a smettere di
fumare.
Le tre principali classi di sostanze cancerogene
presenti nel fumo di sigaretta sono:
1) Idrocarburi policiclici (es. il benzopirene);
2) Amine aromatiche;
3)Nitrosamine derivate dalla combustione
della nicotina.
Si tratta di sostanze che stabiliscono uno
stretto legame col DNA rendendolo instabile
tanto da facilitare l'insorgenza di mutazioni e
lesioni geniche che stanno alla base della trasformazione
cellulare da benigna inmaligna.
Grazie alle varie campagne contro il fumo, ormai
in atto da diversi anni, nelle statistiche dei
paesi occidentali si osserva una lieve flessione
del numero dei fumatori maschi. Purtroppo
non si può dire lo stesso per le donne tra le quali
si registra invece un costante aumento del numero
delle fumatrici e una vasta diffusione del
tabagismo tra i giovani e giovanissimi.
Sembra che nelle donne esista una maggiore
suscettibilità ai cancerogeni derivati dalla
combustione della sigaretta.A parità di abitudine
al fumo la donna ha un rischio superiore

 

GRAZIE ALLE VARIE CAMPAGNE CONTRO IL FUMO,
ORMAI IN ATTO DA DIVERSI ANNI, NELLE
STATISTICHE DEI PAESI OCCIDENTALI SI OSSERVA
UNA LIEVE FLESSIONE DEL NUMERO DEI
FUMATORI MASCHI. PURTROPPO NON SI PUÒ DIRE
LO STESSO PER LE DONNE TRA LE QUALI
SI REGISTRA INVECE UN COSTANTE AUMENTO
DEL NUMERO DELLE FUMATRICI E UNA VASTA
DIFFUSIONE DEL TABAGISMO TRA I GIOVANI
E GIOVANISSIMI

rispetto all’uomo di sviluppare un tumore polmonare.
Quali le cause di tutto ciò? Difficile dirlo con
certezza. Possiamo solo dire che è stata osservata
nelle donne una maggiore frequenza
di mutazioni del gene soppressore p53, del
gene kras, mentre importanti sviluppi si attendono
dagli studi sulGRPR (gastrin releasing
peptide receptor), un gene situato sui
cromosomi femminili e che svolge un importante
ruolo nella cancerogenesi mediante
stimolazione della proliferazione cellulare.
Ma a parte queste considerazioni, proprio
per le difficoltà inerenti la possibilità di poter
effettuare una diagnosi precoce, tutti gli
sforzi devono concentrarsi sull’eliminazione
della causa principale, il fumo di sigaretta. Il
cancro del polmone infatti è uno dei pochi
tumori di cui si conosce l’eziologia, quindi è
uno dei pochi tumori nei confronti del quale
si può effettuare la vera prevenzione. Continuare
a volere disconoscere queste elementari
e fondamentali verità non è di nessun aiuto
né a noi stessi né alla lotta contro i tumori.
Bisogna tuttavia ammettere che smettere di
fumare non mette al riparo dal rischio per almeno
7-8 anni dalla data di cessazione,mentre
è fondamentale che non si cominci a fumare,
cosa che contrasta enormemente con
l'attuale tendenza giovanile della diffusione
del tabagismo in età sempre più precoce e soprattutto
nelle donne.

 


 

IL DOTT. FILIPPO RODOLFO
MASERA, ORTOPEDIA
POLICLINICO DI MONZA,
SAN GAUDENZIO
E SANTA RITA

 

 

 

 

 

 

 

UN EVOLUZIONE TECNOLOGICA CONTINUA
DI MONZA E BRIANZA
IMPORTANTE NOVITÀ ISTITUZIONALE

La protesi di ginocchio, messa a punto negli anni '70, ha avuto uno sviluppo eccezionale. Un numero sempre crescente di pazienti si sottopone a questo intervento che garantisce una migliore qualità di vita, eliminando il dolore e riattivando la funzionalità dell'articolazione ammalata. L’evoluzione tecnologica ha reso più sicuro l'impianto protesico e migliorato il tempo di sopravvivenza dello stesso. Si è così allargata l'indicazione all'intervento. Ogni anno, infatti, l’équipe diretta dal dottor Masera impianta protesi di ginocchio su circa 130 pazienti con un 65% di primi impianti totali (PTG), un 30% di protesi monocompartimentali (PMG) interne o esterne, solo 1 o 2 casi di femororotulea e un 5% di revisioni. L’approccio chirurgico dell’équipe è in anestesia spinale con utilizzo del tourniquet solo per la cementazione per via midvastus (mininvasivo per le PMG). Il planning preoperatorio è fatto sulla scorta di esami RX (2 proiezioni in carico + Rosemberg + assiale rotuleo e telerx) e in alcuni casi, RMN. Spesso nel paziente candidato a PMG si preferisce iniziare con un'artroscopia diagnostica per escludere o eventualmente trattare una patologia meniscale del comparto controlaterale e valutare lo stato della condropatia in tutti i distretti. In base al riscontro avuto viene impiantata la protesi monocompartimentale o si tratta la condropatia con condroabrasione e microfratture o con un semplice shaving cartilagineo. Se il dubbio preoperatorio è invece tra una PMG e una PTG, ci si riserva la scelta intraoperatoria dopo aver valutato a cielo aperto lo stato della femororotulea. Per le PMG vengono preferite protesi a menisco fisso con comparto tibiale all poly e strumentazione chirurgica completamente extramidollare. Per le PTG il golden standard dell’équipe è una protesi posterostabilizzata con strumentazione chirurgica endomidollare sia per il femore che per la tibia, protesizzazione anche della rotula e cementazione di tutte le componenti. (foto 1) Ci si riserva l'utilizzo di protesi CR non cementate o ibride in pazienti particolarmente giovani e con ottimo bone stock (intorno al 5%). (foto 2) Viene utilizzata la navigazione in rari casi di gonartrosi post fratture od osteotomia non intendendola un vantaggio nei primi impianti standard (aumento tempi operatori, sanguinamento e rischio di infezione).

L’équipe

L’équipe del dottor Mariano Rodolfo
Masera, che comprende i dottori Filippo
Rodolfo Masera e Angela Bassani, è attiva
dal settembre 2008 presso il Policlinico di
Monza e le cliniche San Gaudenzio di
Novara e Santa Rita di Vercelli. Gli ambiti
trattati comprendono la chirurgia protesica
di anca-ginocchio-spalla, la chirurgia
lombare, la chirurgia artroscopica di
ginocchio e spalla, e la chirurgia di mano e
piede.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OGNI ANNO L’ÉQUIPE DIRETTA DAL DOTTOR
MASERA IMPIANTA PROTESI DI GINOCCHIO SU CIRCA
130 PAZIENTI CON UN 65% DI PRIMI IMPIANTI TOTALI
(PTG), UN 30% DI PROTESI MONOCOMPARTIMENTALI
(PMG) INTERNE O ESTERNE, SOLO 1 O 2 CASI
DI FEMOROROTULEA E UN 5% DI REVISIONI

 

 

 

IL DOTT. MASSIMO TURA,
PRIMARIO U.O. UROLOGIA
POLICLINICO DI MONZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PROF. MASSIMO PRICCA
RESPONSABILE DEL SERVIZIO
DI ODONTOSTOMATOLOGIA
DEL POLICLINICO DI MONZA

IL DOTT. PAOLO LORETI,
SERVIZIO DI
ODONTOSTOMATOLOGIA
DEL POLICLINICO DI MONZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA DOTT.SSA KATUSCIA
MOLTENI (A DESTRA)
E LA DOTT.SSA LUCIA
PAVANI (A SINISTRA)
RESPONSABILI
DELL’AMBULATORIO
DI MEDICINA DELLO SPORT
DEL POLICLINICO
DI MONZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL DOTT. ALVARO PORTA
DIRETTORE DEL
DIPARTIMENTO DI MEDICINA
DEL POLICLINICO DI MONZA

 

LA DOTT.SSA DANIELA
SPADACCINO, PSICOLOGAPSICOTERAPEUTA.


CALCOLI RENALI, UN PROBLEMA AD ALTA INCIDENZA

LA CHIRURGIA PERCUTANEA E LA TERAPIA DELLA LITIASI RENALE

La patologia litiasica o “malattia della pietra” è da sempre nei secoli una patologia che affligge il genere umano. Numerosi personaggi famosi ne sono stati colpiti. La clinica rivela la formazione di calcoli all’interno dell’urina che è per definizione una soluzione sovrasatura. Le cause vanno da disordini metabolici a cause ostruttive della via escretrice sino alle infezioni urinarie. I progressi registrati negli ultimi decenni nel trattamento della calcolosi urinaria sono stati decisamente significativi. Se infatti in passato all’urologo si prospettavano solo due opportunità di scelta, operare a cielo aperto o non operare, allo stato attuale esiste tutta una gamma di opzioni terapeutiche scarsamente invasive che consentono approcci transuretrali o percutanei al rene o laparoscopici, in grado di registrare un minor numero di complicanze e un più rapido ritorno alle attività familiari e lavorative da parte del paziente. Sebbene la calcolosi urinaria abbia una bassissima mortalità, la sua incidenza,morbilità e i suoi costi economici e sociali sono molto elevati. Si tratta di una malattia ubiquitaria e i paesi più colpiti sono l’Europa, il Nord America e l’Australia. In Italia le regioni amaggiore incidenza sono quelle del versante adriatico mentre a bassa sono quelle nordorientali. Il sesso più colpito è quellomaschile. L’argomento di questa trattazione riguarda la risoluzione della calcolosi renoureterale mediante “Litotrissia e lapassi per cutanea del rene”.Tale tecnica ultraspecialistica si applica a calcoli renali multipli o con dimensioni superiori ai 2 cm, o ai casi in cui i calcoli occupano l’intera cavità del rene od ostruiscono la fuoriuscita dell’urina dalle cavità renali, ponendo quindi a rischio la funzionalità del rene. La chirurgia renale percutanea si è prepotentemente imposta negli anni ‘80 come uno dei metodi meno invasivi per la terapia della calcolosi renale e di altre patologie delle vie urinarie alte. La prima estrazione di un calcolo per via percutanea si deve, nel 1941, a Rupel e Brown, i quali praticarono una nefrotomia chirurgica in un paziente aurico con rene unico e, qualche giorno dopo, estrassero con il cistoscopio una concrezione litiasica dalla pelvi renale con delle pinze. Goodwin nel 1955 realizzò il primo drenaggio percutaneo di un grosso rene idronefrotico, mentre nel 1976 Fernstrom e Johanson riportarono il primo caso di rimozione di calcolo per via percutanea attraverso un canale costruito per tale scopo.A partire dal 1981 Alken,Marberger e successivamenteWickham diedero un grande impulso alla metodica apportando importanti innovazioni che ne permisero la rapida diffusione in vari paesi. Lo svolgimento della procedura consiste di alcune fasi ben distinte: • La prima, fondamentale, di accesso alle cavità renali mediante puntura percutanea sotto guida fluoroscopica o ecografia con paziente in posizione prona o supina e l’introduzione di un filo guida. La seconda prevede la creazione del tramite nefrostomico mediante dilatazione dei piani fasciali e delle cavità, che può avvenire con i dilatatori telescopici di Alken o con palloncino a pressione. • A questo punto si può introdurre il nefroscopio che consente l’ispezione delle cavità e il successivo inizio della procedura di frammentazione e aspirazione del calcolo.Questa fase operatoria richiede la disponibilità in sala operatoria di diverse fonti di energia come il litotritore a ultrasuoni, a energia balistica e anche quello laser. I frammenti più voluminosi vengono estratti mediante l’uso di pinze e cestelli adeguati. Al termine, a giudizio dell'operatore, si può porre o non porre una nefrostomia di sicurezza. Il paziente rimane ricoverato dai 3 ai 5 giorni.

LA CHIRURGIA PERCUTANEA VIENE
ROUTINARIAMENTE ESEGUITA PRESSO
IL POLICLINICO DI MONZA. TALE TECNICA VIENE
ESEGUITA IN LOMBARDIA SOLO PRESSO
ALCUNI CENTRI DI RIFERIMENTO.
NEGLI ULTIMI 3 ANNI PRESSO IL REPARTO
DI UROLOGIA SONO STATI SOTTOPOSTI
A TALE METODICA 158 PAZIENTI

Negli anni ‘84 e ‘85 tale metodica, a livello di alcuni centri specializzati, aveva quasi completamente sostituito la chirurgia a cielo aperto con esito favorevole in oltre il 90% dei pazienti. L'avvento e la rapida diffusione della ESWL (litotrissia extracorporea ad onde d'urto) nel 1986 ha drasticamente ridotto le indicazioni alla litotrissia percutanea grazie alla scarsa invasività della procedura e alla favorevole compliance del paziente. Dopo un periodo di disorientamento in cui tale metodica rivoluzionaria era stata estesa indiscriminatamente a tutti i calcoli, individuati i limiti dell'ESWL e le complicanze esponenzialmente rilevanti in rapporto al volume del calcolo, le indicazioni si sono andate via via selezionando, anche in rapporto ai progressi tecnologici di frammentazione dei calcoli per via percutanea. Infatti negli ultimi anni la chirurgia percutanea ha ripreso un suo spazio importante e possiamo affermare come a tutt'oggi il 30% di tutta la calcolosi renale venga trattata con la percutanea. Talemetodica viene routinariamente eseguita presso il Policlinico di Monza dall'Équipe Urologica, costituita dal responsabile dottor Massimo Tura e dagli aiuti dottoriMichele Parravicini e Patrizio Baroni.Va precisato come tale tecnica venga eseguita in Lombardia solo presso alcuni centri di riferimento.Negli ultimi 3 anni presso il reparto Urologia sono stati sottoposti a tale metodica 158 pazienti, 96 maschi e 62 femmine, con 89 lati destri e 69 sinistri. Il tempo operatorio medio è stato di 95 minuti. La percentuale di stone free è stata pari al 95%. Le complicanze sono state rappresentate in 3 casi da emorragia severa,1 caso di perforazione colon, 1 caso di setticemia, 15 casi di febbre con un totale di trasfusioni pari a 23. In conclusione, la procedura descritta va considerata altamente efficace ed estremamente affidabile in mani esperte, applicabile a un gruppo eterogeneo di pazienti, con alti tassi di stone free e per contro bassi tassi di complicanze. I risultati della procedura inoltre non dipendono dalle dimensioni del calcolo da trattare. A completamento va inoltre aggiunto che tale tecnica, presso il Policlinico diMonza, viene utilizzata per il trattamento delle neoplasie della pelvi renale di origine uroteliale e delle patologie ostruttive del giunto pieloureterale.

SALA DI UROLOGIA DEL POLICLINICO DI MONZA CON IL LITOTRITORE SIEMENS LITHOSTAR MODULARIS CON ECO, INTENSIFICATORE DI BRILLANZA E SISTEMA ENDOUROLOGICO

LA CHIRURGIA PERCUTANEA VA CONSIDERATA ALTAMENTE EFFICACE ED ESTREMAMENTE AFFIDABILE IN MANI ESPERTE, APPLICABILE A UN GRUPPO ETEROGENEO DI PAZIENTI, CON ALTI TASSI DI STONE FREE E PER CONTRO
BASSI TASSI DI COMPLICANZE

 

 

 

DUE NUOVE STRUTTURE PER LA CURA DI BOCCA E DENTI

ODONTOSTOMATOLOGIA. LE NOVITÀ AMONZA E VERCELLI

LA DOTT.SSA MARIA PAOLA CANEGRATI, AMMINISTRATORE
UNICO DI ODONTOGEA SRL INAUGURA CON IL PROF. GIULIO CESARE PAPANDREA, DIRETTORE SANITARIO DEL POLICLINICO DI MONZA IL SERVIZIO DI ODONTOSTOMATOLOGIA DI VIA MODIGLIANI 10, MONZA

Forte dell’esperienza dell’Unità
Operativa diOdontostomatologia
e di Chirurgia Maxillo-Facciale
della struttura monzese di via
Amati, il Gruppo Policlinico di
Monza ha dato vita a due nuovi centri odontostomatologici,
così da offrire risposte alla diffusa
richiesta di cure specialistiche da parte
della popolazione dei territori interessati.

MONZA

Il Centro Odontostomatologico del Policlinico
diMonza sarà dedicato in via esclusiva e
specialistica all’odontoiatria.Responsabile è il
dottor StefanoTorti.

Quattro saranno le postazioni odontoiatriche
presenti, unitamente a uno spazio dedicato
alle persone diversamente abili.
Anche l’orario di apertura è finalizzato alla
massima disponibilità e comodità per l’utenza:
il Centro Odontostomatologico di ViaModigliani
è aperto infatti dal lunedì al sabato.
Il nuovo servizio presenta vari punti di forza:
• La totale sicurezza igienico sanitaria.
• Le tariffe calmierate, il 45-50% in meno
rispetto ai tariffari del mercato, poiché l’obiettivo
è poter soddisfare un’ampia fascia
di popolazione che attualmente non fruisce
di prestazioni odontoiatriche. Questo
senza che si determini necessariamente
una situazione concorrenziale con il “privato”,
cui continuerà a rivolgersi la clientela
abituale di un settore, come questo
appunto, caratterizzato sostanzialmente
da uno stretto rapporto fiduciario medico/
paziente.
• La completezza delle prestazioni fornite in
ambito odontostomatologico.
• Un’équipe di molteplici professionisti che
operano in sinergia tra di loro (medici chirurghi
maxillo-facciali, odontoiatri, personale
infermieristico, assistenti alla poltrona,
personale amministrativo).
• L’ampia fascia oraria di apertura, sabato
compreso.
• Le tecnologie e le metodiche all’avanguardia.
• La molteplicità e completezza dei trattamenti
offerti, che coprono sostanzialmente
tutta la branca specialistica dell’odontoiatria:
- conservativa semplice e complessa
- ricostruzioni in resina composita
- chirurgia estrattiva
- igiene e profilassi
- endodonzia
- riabilitazione protesica mobile combinata
o fissa
- terapia ortodonticamobile e fissa
- implantologia
- parodontologia
- terapie d’urgenza.

 

IL GRUPPO POLICLINICO DI MONZA
HA DATO VITA A DUE NUOVI CENTRI
ODONTOSTOMATOLOGICI PER OFFRIRE
RISPOSTE ALLA DIFFUSA RICHIESTA
DI CURE SPECIALISTICHE DA PARTE
DELLA POPOLAZIONE DEI TERRITORI INTERESSATI

 

VERCELLI
A Vercelli la novità interessa l’istituzione del
servizio di Odontostomatologia e di ChirurgiaMaxillo-
Facciale presso la Clinica Santa
Rita di Vercelli.
Il servizio è diretto dai dottoriMassimo Pricca
e Paolo Loreti, già rispettivamente Responsabile
e Aiuto dell'omonima Unità Operativa
presso la sede diMonza.
All'interno della sede diVercelli vengono eseguite
tutte le attività inerenti l'Odontoiatria e
la ChirurgiaMaxillo-Facciale.

Le terapie di eccellenza sono rappresentate da:
• Implantologia a carico immediato (anche flapless):
la possibilità in una sola seduta di poter
riabilitare, con protesi fisse supportate da
impianti, situazioni di edentulia. (Fig. 1 e 2)
•Nello specifico il paziente viene sottoposto,
dopo un’accurata fase di progettazione chirugico-
protesica, a un intervento ambulatoriale
in anestesia locale durante il quale vengono
inseriti con metodica mini invasiva gli
impianti dentari neimascellari edentuli.
•Nella stessa seduta, al termine della fase chirurgica,
viene applicata la protesi fissa preliminarmente
preparata.
• Ulteriore vantaggio di tale metodologia è
l’assoluta mancanza di invasività: gli impianti
sono inseriti con metodica flapless
cioè senza tagliare i tessuti: ciò comporta
l’assenza di dolore e gonfiore postoperatorio
che comunemente, in misura variabile, accompagnava
gli interventi di implantologia
tradizionali.

• Chirurgia dei dismorfismi facciali, ossia
correzione di malocclusioni gravi non correggibili
con la sola terapia ortodontica.
(Fig. 3 e 4)
•Malocclusioni gravi che non trovano soluzione
correttiva con la sola applicazione di
apparecchiature ortodontiche possono essere
risolte in un solo atto chirurgico con l'ulteriore
vantaggio di un significativo miglioramento
dell’estetica facciale.
• Chirurgia ossea ricostruttiva: permette di
poter ricostruire le ossa mascellari e quindi
di riabilitare con protesi fisse su impianti situazioni
cliniche altrimenti gestibili solo
con apparecchi rimovibili. (Fig. 5 e 6)
• Spesso molti pazienti che desidererebbero
poter abbandonare una protesi mobile per
una protesi fissa su impianti vedono frustrati
i loro desideri da una mancanza di sufficiente
volume osseo per poter inserire impianti
dentari.
• La possibilità di ricostruire le ossa mascellari
riassorbite mediante l'apporto di osso dello
stesso paziente, prelevato da opportuni siti
donatori in un intervento in day surgery,
rende tali problematiche facilmente superabili.
• Terapia dei disordini delle articolazioni
mandibolari, quindi blocchi nell’apertura
della bocca, scrosci e dolori articolari.

Con l’istituzione di questo servizio, la Clinica
Santa Rita intende porsi come struttura di riferimento
per l'Odontoiatria e la Chirurgia
Maxillo-Facciale nel territorio del Vercellese.

 

 

LA MEDICINA DELLO SPORT RADDOPPIA

IL POLICLINICO DELLO SPORT: LA SALUTE DEGLI ATLETI A 360°

Lo sport svolge un ruolo importante
nella nostra società, non
solo come momento ricreativo
o agonistico, o come momento
di aggregazione, ma anche per
la salute del nostro organismo. Per poter
trarre i maggior benefici dalla pratica dell’attività
sportiva è fondamentale essere in buona
salute. È convinzione diffusa che l’aver
sempre goduto di buona salute, il “sentirsi
bene” e l’essere giovani siano garanzie assolute.
Purtroppo non è sempre così: infatti, vi
sono patologie che possono manifestarsi in
maniera improvvisa ed in conseguenza di
un’attività fisica intensa. L’attività di certificazione
propria dellaMedicina dello Sport si
propone di riconoscere, per quanto possibile,
situazioni potenzialmente pericolose per la
pratica sportiva. In questa prospettiva la visita
di medicina dello sport può essere riconosciuta
come un importante momento di prevenzione.

Il Policlinico di Monza offre un servizio di
medicina dello sport con peculiarità tali da
meritarsi il nome di “Policlinico dello
Sport”. Infatti, il Policlinico dello Sport si
propone come punto di riferimento per i
centri diMedicina dello Sport e per le società
sportive del territorio per la soluzione di
problemi diagnostico-terapeutici. Si tratta
di un centro multidisciplinare all’interno del
Policlinico diMonza, dove l’atleta, dal dilettante
al professionista, può trovare tutto ciò
che gli può servire dal punto di vista medico.
È un Centro che supera la frammentarietà
della Medicina dello Sport in Italia. Non si
tratta, infatti, del classico Centro diMedicina
dello Sport improntato sul servizio di
certificazione dell’idoneità alla pratica sportiva
agonistica,ma essendo inserito all’interno
di un centro multidisciplinare, offre un
servizio a 360°: nella sua compagine infatti
trovano spazio la diagnostica per immagini,
la diagnostica cardiologica, le consulenze

Il Direttore Scientifico
La Direzione Scientifica del Policlinico dello
Sport è affidata al Prof. Bruno Carù Presidente della Commissione Generale d’Appello Sportiva, Past President della Società Italiana Cardiologia dello Sport nonchédocente presso la Scuola di
Specializzazione di Medicina dello Sport dell’Università degli Studi di Milano.

LA CARDIOLOGIA
DEL POLICLINICO DI MONZA
È CONVENZIONATA
CON L’UNIVERSITÀ DI PAVIA

specialistiche, l’attività di ricovero, la chirurgia
generale, ortopedica, neurochirurgica e
la riabilitazione. Si tratta, come dice il nome
stesso, di un intero Policlinico al servizio degli
atleti.
L'attività di certificazione viene svolta in due
presidi: il primo situato aMonza presso il poliambulatorio
di via Modigliani e già attivo
dal 2004, il secondo presso una nuova struttura
del Policlinico diMonza situata a Verano
Brianza, all’interno dell’Istituto Clinico
Universitario, dove si trova un poliambulatoriomultispecialistico.

 

LA RM G-SCAN CONSENTE
DI SVOLGERE L’ESAME
RADIOLOGICO CON
IL PAZIENTE IN POSIZIONE
SIA SUPINA CHE ERETTA

L’attività di certificazione proposta varia in
funzione della tipologia dello sport praticato
e in base alla pratica - agonistica o dilettantistica
- dello stesso:
- visite d’idoneità alla pratica sportiva di tipo
agonistico: misurazioni antropometriche,
esame dell’acuità visiva, spirometria, esame
delle urine, ECG basale ed ove richiesto
ECG dopo sforzo, visita clinica, più eventuali
accertamenti necessari in funzione della
disciplina sportiva praticata;
- visite per il rilascio del certificato di stato di
buona salute:misurazioni antropometriche,
esame dell’acuità visiva, esame delle urine,
ECGbasale, visita clinica;
- visite per il rilascio del certificato di stato di
buona salute secondo protocollo agonistico:
si rilascia un certificato di stato di buona salute
dopo aver effettuato gli accertamenti
previsti dal protocollo di tipo agonistico.
Come detto prima Policlinico dello Sport supera
le logiche del semplice ambulatorio di
Medicina dello Sport costituendo un vero e
proprio Dipartimento. Al suo interno trova
spazio la Cardiologia che si caratterizza per la
presenza di ambulatori di cardiologia siti
presso il Policlinico diMonza, via Amati 111
e presso l’Istituto Clinico Universitario di Verano
Brianza, via Petrarca 51.
La Cardiologia del Policlinico di Monza è
convenzionata con l’Università degli Studi di
Pavia di cui è sede clinica; presso gli ambulatori
annualmente vengono svolte oltre 33.000
prestazioni. In particolare le prestazioni eseguite
sono: ECG Elettrocardiogramma,
ECG da sforzo, ECG dinamico (Holter),
ECG con colordoppler, Ecostress,Monitoraggio
della pressione arteriosa nelle 24 ore,
Centro studio e cura aritmie.
Il Dipartimento di Diagnostica per Immagini
del Policlinico diMonza assicura le più
alte tecnologie alle proprie radiologie con apparecchiature
di ultima generazione.
Policlinico diMonza, nei presidi di via Amati
111 e di Verano Brianza dispone di 5 Risonanze
magnetiche (con campo magnetico
differenziato in virtù della diversa diagnostica
da indagare), 5 TAC, 3 radiologie tradizionali,
2 ortopantomografi, 2 mammografi, 19
ecografi. Tutto questo per assicurare al paziente
una pronta e qualificata risposta con
tempi d’attesa accettabili.

ATTIVITÀ RIABILITATIVA
PRESSO L’ISTITUTO CLINICO
UNIVERSITARIO
DI VERANO BRIANZA

PRESSO IL POLICLINICO DI MONZA GLI INTERVENTI
AL GINOCCHIO SONO 2.200 ALL’ANNO

La diagnostica per Immagini del Policlinico
diMonza effettua circa 75.000 prestazioni all’anno.
Di particolare interesse per l’ambito
sportivo è sicuramente la RisonanzaMagneticaG-
Scan Esaote.Questamacchina di recentissima
produzione consente infatti l’analisi
del paziente in posizione eretta per cui non a
riposo evidenziando quindi eventuali patologie
dei tessuti molli non rilevabili con le RisonanzeMagnetiche
orizzontali.Questa Risonanza
si trova presso la radiologia dell’Istituto
Clinico Universitario diVerano Brianza.
Di notevole importanza per qualsiasi sportivo
è potersi affidare al Servizio ambulatoriale di
Fisiokinesiterapia del Policlinico diMonza
è costituito dagli ambulatori di Monza, via
Modigliani 10 e di Verano, via Petrarca 51. Il
livello di eccellenza di questo servizio è riconosciuto
dal fatto che Policlinico diMonza è sede del corso universitario di Fisiokinesiterapia dell’Università diMilano Bicocca nonché
dal numero di prestazioni annuali che
ammonta a 168.000.
Le prestazioni ivi eseguite sono le seguenti:
Visita fisiatrica, ultrasuoni pulsanti, ultrasuoni
subacquei, stimolazioni,Tens, Elettr. Puls.
Bassa frequenza, Laser IR, Laser CO2,Magnetoterapia,
Onde d'urto focali,Onde d'urto
radiali, Rieducazione Motoria di gruppo
ed individuale,Mobilizzazioni, Esercizi posturali/
propriocettivi.
All’interno del percorso di certificazione di
idoneità sportiva un ruolo essenziale lo svolge
il laboratorio analisi. Policlinico di Monza
presso la sede di via Amati 111 dispone di un
Servizio di Laboratorio Analisi completo ove
vengono svolte prestazioni di Anatomia e
Istologia Patologica,Microbiologia, Analisi
Cliniche.All’interno di un Dipartimento quale Policlinico
dello Sport è, l’apporto del medico internista
è fondamentale.Negli iter di diagnosi e
cura infatti il medico di Medicina Generale
è colui che prende in carico il paziente per inquadrarne
la situazione anamnestica e sintomatologica
per indirizzare quindi correttamente
il paziente verso gli specialisti di riferimento.
In particolare presso Policlinico di
Monza il Dott. Alvaro Porta in collaborazione
con il Laboratorio Analisi è in grado di
fornire consulenze di Analisi metabolica generale
e di Analisi metabolica della resistenza
allo sforzomuscolare.
In questi ultimi anni molti studi hanno evidenziato
un legame profondo tra la masticazione
e la capacità di sviluppo di forza muscolare
negli arti inferiori e non solo. La presenza
presso Policlinico di Monza di 3 servizi
di Odontostomatologia è garanzia di
sviluppo di queste tematiche che sono all’avanguardia
in ambito odontostomatologico
e di medicina sportiva. Il Servizio di odontostomatologia
del Policlinico diMonza offre
tutte le prestazioni connesse a tale branca,
dall’ortodonzia alla chirurgia odontostomatologica.

I SERVIZI
SUPERSPECIALISTICI

Il Policlinico dello Sport si caratterizza per alcuni
servizi di diagnosi e cura dedicati esclusivamente
alla salute degli atleti. Fra questi il
Servizio Urgenza Sport.Questo servizio consente,
agli atleti che hanno subito un infortunio
in occasione di impegni agonistici svoltisi
di sabato o domenica, di poter accedere lunedì
in giornata alla visita ortopedica o all’ecografia
muscolo-tendinea per una diagnosi precoce. Il
tutto a prezzi agevolati come disciplinato da
apposita convenzione.
Il Centro di Posturologia nasce dalla collaborazione
tra gli specialisti di odontostomatologia
e i fisiatri, ed è dedicato a valutazioni posturologiche
svolte nel corso dell’età evolutiva
in giovani praticanti attività sportiva agonistica
e non, con lo scopo di prevenire l’insorgenza di
dismorfismi o di patologie legate alla precoce
attività sportiva.
Il Centro di Chirurgia Maxillo-Facciale
tratta le contusioni facciali, una delle patologie
più frequentemente riscontrate in diverse discipline
sportive.La presenza, presso il Policlinico
diMonza del Servizio di Odontostomatologia-
Chirurgia Orale e dell’Unità Operativa
di Chirurgia Plastica consente di affrontare
ogni tipo di patologia legata a contusioni facciali.
Il Centro dello Studio delle Patologie del
Ginocchio, che presso il Policlinico diMonza
esegue ogni anno 2.200 interventi specifici, si
avvale della competenza di chirurghi specializzati
nella cura delle patologie del ginocchio, e
di percorsi clinici dedicati a queste particolari
patologie, dalla diagnosi alla cura per arrivare
fino alla riabilitazione.
Il Centro di Chirurgia della Mano e del Piede
affronta i problemi che interessano quelli
che sono molto spesso i “terminali” del gesto
sportivo, quindi sovente oggetto di traumi.
L’Ambulatorio di Scienza dell’Alimentazione
tratta infine un elemento essenziale per lo
sportivo, offrendo una consulenza nutrizionale
a tutto campo, dall’analisi delle intolleranze
alimentari allo studio di diete personalizzate
che racchiudano quantità equilibrate di carboidrati,
proteine, lipidi, oligoelementi; diete
finalizzate a supportare l’atleta in ambito pregara
e post gara.
La pratica sportiva, a qualsiasi livello ed in
qualsiasi disciplina, richiede all’atleta la capacità
di mettere in campo, oltre alle doti fisicotecniche,
anche numerose abilità mentali, fondamentali
per svolgere una buona performance
e ottenere risultati di successo, così come per
rendere lo sport un’esperienza di qualità: allenarsi
bene significa allenarsi con il corpo e con
la mente. In particolare, le prestazioni eseguite
per la psicologia dello sport sono: Profilo Psicologico,
Performance Profiling, Training
Ideomotorio,Training di gestione stress agonistico,
Preparazione mentale alle gare, Psicoterapia
individuale, Psicologia di squadra, Psicologia
del management sportivo.

 

 

IL PROF. UGO FILIPPO
TESLER, DIRETTORE
SCIENTIFICO DEL
DIPARTIMENTO
CARDIOVASCOLARE DELLA
CLINICA SAN GAUDENZIO
DI NOVARA

RITORNA IL PRESTIGIOSO APPUNTAMENTO DI ERICE

“L’EMERGENZA NELLA CHIRURGIA
CARDIOVASCOLARE:
UN APPROCCIO INTEGRATO”

 

Questo è il titolo del corso di cardiochirurgia svoltosi a Erice, dal 18 al 23 maggio 2009, presso la Ettore Majorana Foundation and Centre for Scientific Culture, con il contributo della Fondazione Policlinico diMonza. Il nome di Erice, incantevole località del trapanese, è da anni legato a quello di un grande fisico italiano: Antonino Zichichi, ex direttore del Cern di Ginevra e autore di numerosi studi e ricerche sulla struttura dei sistemi elementari che costituiscono le forze fondamentali della natura.Nel corso della sua carriera, Zichichi ha pubblicato più di 800 lavori scientifici, alcuni dei quali hanno aperto nuovi spiragli nella comprensione di complessi fenomeni fisici.Destinatario di prestigiosi riconoscimenti internazionali e varie lauree ad honorem, Zichichi è anche il fondatore della “Fondazione e Centro per la Cultura Scientifica EttoreMajorana”, definito da qualcuno primo esempio di Università del terzo millennio, che ha contribuito a dare risonanza mondiale al piccolo centro siciliano. A Erice, infatti, l’Ettore Majorana Foundation ha ospitato a partire dal 1963 - anno della sua nascita - decine di migliaia di scienziati provenienti da tutto il mondo. Punto di partenza, un’intuizione di fondo: affrontare in assoluta libertà i temi del pensiero scientifico.Con uno scopo ben preciso:
diffondere, attraverso il confronto più ampio e aperto possibile l’idea di una scienza senza segreti né confini.
Sono trascorsi venticinque anni dal primo corso di cardiochiurgia nato a Erice per iniziativa di Ugo Filippo Tesler e di eminenti personalità della cardiochirurgia mondiale. Un workshop rivolto ai giovani medici e fondato sul confronto aperto tra questi ultimi
e alcuni dei più insigni protagonisti del mondo medico e scientifico internazionale, come John Kirklin, considerato uno dei padri
fondatori della cardiochirurgia, Francis Fontan, Gerard Brom, Jaroslav Stark,Hans Georg Borst ed Eugene Blackstone e Alain Carpentier, solo per citarne alcuni.Ma anche tra i giovani che presero parte come allievi alle prime edizioni del workshop figurano oggi alcuni luminari della cardiochirurgia italiana e internazionale. Questi workshop hanno avuto da sempre una caratteristica che li ha resi particolari:

quella di essere molto interattivi, costituendo un momento d’incontro in cui lo spazio e il tempo si dilatano, lasciando la possibilità a tutti i partecipanti di interloquire in un regime di libertà di pensiero dal quale scaturisce in modo naturale l’interscambio di idee.
A differenza dei congressi, dove il tempo disponibile è per forza di cose limitato, questi seminari di cardiochirurgia offrono
il più ampio respiro all’insegnamento e al scambio di esperienze, sia in ambito diagnostico, sia in quello terapico/chirurgico.
A tale convinzione concorrono sicuramente l’ambiente piacevole e rilassante, la presenza di medici con esperienze molto diversificate e la possibilità di approfondire realmente i temi in discussione. I workshop organizzati dal professor Tesler presso la Fondazione Majorana affrontano argomenti sempre diversi: da fasi generaliste, caratterizzate da discussioni sul cuore artificiale
e sull’uso del computer in cardiochirurgia, si è passati a periodi più specialistici (il titolo dell’ultimo seminario, quello del 2007
era: “Left and right ventricular failure: concepts and management”), fino ad affrontare l’analisi degli aspetti economici e organizzativi della sanità, con particolare riferimento alla cardiochirurgia, in cui vennero coinvolti chirurghi e direttori generali provenienti da vari paesi.Tra loro figuravano, per quanto riguarda gli italiani, personalità come Silvio Garattini, Elio Borgonovi (direttore di Cergas-Bocconi), Luigi Donato. Qualche anno dopo veniva introdotto in Italia il sistema dei DRG, con lo scopo di razionalizzare la contabilità delle prestazioni sanitarie. Sulla scia della tradizione, anche quest’anno hanno partecipato al workshop, che si è svolto dal 18 al 23 maggio, con il titolo “Emergency in Cardiovascular Surgery: an integrated approach”, personalità di spicco della scena cardiochirurgica italiana e internazionale, come M. Antunes, dell’University Hospital
di Coimbra, R. Hetzer del German Heart Institute di Berlino,M. Turina, dell’University Hospital di Zurigo, A.Wechsler del Drexler University Hospital di Philadelphia, S.Westaby del John Radcliffe Hospital di Oxford. Folta anche la rappresentanza di medici provenienti dalle diverse cliniche del Policlinico diMonza: dalla San Gaudenzio, W. Casati,G. Cerin eM.Diena; daMonza, T.Khouri,G. Specchia ed E.Vanoli.

SONO TRASCORSI VENTICINQUE ANNI
DAL PRIMO CORSO DI CARDIOCHIURGIA NATO
A ERICE PER INIZIATIVA DI UGO FILIPPO TESLER
E DI EMINENTI PERSONALITÀ
DELLA CARDIOCHIRURGIA MONDIALE

Il prof. Tesler a Houston

Il professor Ugo Filippo Tesler si insedia alla presidenza della Denton A. Cooley Cardiovascular Surgical Society.
Per la prima volta un italiano è al vertice di una delle più importanti associazioni cardiochirurgiche mondiali.
Il suo mandato presidenziale è biennale, con inizio nel giugno 2009 e termine nello stesso mese del 2011. Il professor Ugo Filippo Tesler, cardiochirurgo e Direttore Scientifico della Cardiochirurgia del gruppo Policlinico di Monza, è stato eletto al vertice della Denton A. Cooley Cardiovascular Surgical Society su indicazione di alcuni dei suoi principali esponenti (tra cui lo stesso Cooley). La nomina di Tesler, oltre a costituire un riconoscimento alla brillante carriera del medico italiano, testimonia indirettamente anche i grandi progressi compiuti dal nostro Paese nel difficile campo della chirurgia cardiovascolare.
All’associazione, che ha sede a Houston,organizzaaderiscono circa 800 tra i migliori cardiochirurghi del mondo, appartenenti a
49 paesi. È la prima volta in assoluto che un italiano viene chiamato a presiederla. Finora, infatti, i chairmen erano stati,
salvo un paio di eccezioni, tutti di nazionalità americana. La Denton A. Cooley Cardiovascular Surgical Society è intitolata a uno tra i maggiori pionieri della chirurgia vascolare, un uomo che ha eseguito più di 100.000 interventi a torace aperto, autore, nel 1968, del primo trapianto cardiaco negli USA e primo chirurgo al mondo a impiantare un cuore artificiale nel 1969,
oltre ad aver ideato e per primo realizzato molti degli interventi di cardiochirurgia attualmente in uso.
Tra gli scopi dell’associazione che reca il suo nome vi è principalmente quello di promuovere l’ulteriore formazione dei chirurghi cardiovascolari organizzando incontri a carattere scientifico, simposi, illustrazione di nuove metodiche chirurgiche e contribuendo in generale al progresso della chirurgia cardiovascolare. Ugo Filippo Tesler è direttore della Chirurgia Cardiovascolare del Gruppo Policlinico di Monza. Specializzato in Chirurgia, Chirurgia Toracica, Cardioangiochirurgia e Chirurgia
dell'Infanzia, è anche direttore della Scuola di Cardiochirurgia del Centro Ettore Majorana di Erice. Tesler si trasferì negli Stati Uniti nel 1968, per lavorare prima con Michael E. De Bakey (Cardiochirurgia della Baylor University, Houston, Texas), poi con Denton A. Cooley (Texas Heart Institute), e quindi con Gerald M. Lemole (Cardiochirurgia della Temple University, Philadelphia, Pennsylvania), ricoprendo il ruolo di Professore Associato di Chirurgia Cardiotoracica fino al 1975.
Ritornato in Italia per realizzare un centro di cardiochirurgia a Potenza, ha ideato, creato e poi diretto per 25 anni una struttura che è in breve diventata un punto di riferimento cardiochirurgico per quattro regioni meridionali. È stato poi componente del Comitato Tecnico-Scientifico dell'Istituto Superiore di Sanità, del Comitato Nazionale per Valutare la Qualità dei Servizi e gli Interventi Sanitari e per Accreditare le Istituzioni Sanitarie, nonché membro permanente della Commissione Nazionale per la Cardiologia e la Cardiochirurgia del Ministero della Sanità. Attualmente, è consulente del MIUR per la valutazione dei progetti approvati e adottati dal “Piano Nazionale di Ricerca: Tecnologie in Cardiologia”, è responsabile scientifico di due progetti di Ricerca del CNR. È autore di 4 libri sulla cardiochirurgia e di circa 80 lavori scientifici, nonché membro di numerose Società Scientifiche nazionali e internazionali.

 

 

IL DOTT. CLEMENTE
PONZETTI, COORDINATORE
SANITARIO DEI PRESIDI
PIEMONTESI DEL GRUPPO POLICLINICO DI MONZA

CONSULENTE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE

UN IMPORTANTE INCARICO PER IL COORDINATORE SANITARIO DELGRUPPO

Il dottor Clemente Ponzetti, coordinatore sanitario dei presidi piemontesidel Gruppo Policlinico diMonza è
stato recentemente nominato consulentedella Commissione Parlamentared'inchiesta su efficacia
ed efficienza del SSN.

Dottor Ponzetti, come ha raccolto questo incarico?
“È stata una sensazione strana dovuta al compenetrarsi di stupore, gioia, entusiasmo e preoccupazione che ho condiviso con tutta la mia famiglia. Stupore in quanto non me lo aspettavo assolutamente. Gioia per l'onore di essere chiamato a collaborare con una delle massime istituzioni dello Stato italiano, che è presieduta da un grande scienziato (prima che politico) quale il professor IgnazioMarino. Entusiasmo nel vedere che il tanto lavoro e la dedizione ai valori etici della professione pagano
e vengono riconosciuti dalle massime cariche dello Stato. Preoccupazione per la consapevolezza delle responsabilità che potranno
derivare da un simile incarico e dalla necessità di conciliarlo con le incombenze legate alle responsabilità affidatemi dal Gruppo;
tranquillizzante è stato, in ogni caso, l’entusiastico incoraggiamento pervenutomi dalla Presidenza.”.

Se l'aspettava?
“Come ho già detto, ero assolutamente lontano dall’idea di essere nominato, anche se in fondo nutrivo la serena sicurezza di aver presentato un curriculum vitae che avrebbe potuto interessare chi è chiamato a fare programmazione, verifica e controllo”.

Quanto ha influito su questa decisione l'esperienza di lavoro alPoliclinico?
“Onestamente l’esperienza di lavoro presso il Gruppo è troppo recente per poterla considerare influente: penso, tuttavia, che quanto vissuto quotidianamente in un ambiente stimolante, vivace e altamente professionale, com'è il ‘Mondo Policlinico’, inciderà significativamente sul mio operato e sui pareri che dovrò esprimere. La dedizione al lavoro, la ricerca dei particolari, la rapidità di risposta, l’attenzione ragionata al consumo di risorse, il valore dell’appropriatezza, la tensione all’etica in tutte le sue implicazioni, sono sicuramente valori che condizioneranno in positivo il mio lavoro”.

A suo avviso, quali sono gli aspetti principali di una corretta ed efficiente programmazione sanitaria?
“La definizione dei bisogni reali della popolazione. La costituzione di un'efficiente, completa e non sovrapposta rete dei servizi composta da tutti gli attori del Servizio SanitarioNazionale, pubblici e privati accreditati e convenzionati. Il lavoro di équipe come base dellamedicina e della pediatria di famiglia. Una Scuola di Amministrazione Sanitaria sul modello francese della Scuola di Pubblica Amministrazione. La responsabilizzazione diretta (in senso di accountability = rendere conto del proprio operato) dei produttori di servizi sanitari anche a livello personale e grazie al rafforzamento della facoltà di libera scelta del cittadino. Il superamento del pagamento a prestazione. La Clinical Governance come metodo di organizzazione di tutti gli erogatori sanitari. La ricerca del “Ben Essere” nell’organizzazione del lavoro in ambiente sanitario. La formazione continua basata su metodiche
“sul campo” e sull’”audit”. Il recupero del valore formativo universitario di Ospedali e Presidi Accreditati. Il coinvolgimento degli Ospedali e dei Presidi Accreditati nella Ricerca, soprattutto quella traslazionale. L'ammodernamento della rete degliOspedali”.

E quali le priorità?
“Il compito del tecnico non è quello di definire le priorità delle politiche sanitarie ma di assumersi la responsabilità di fornire il panel di soluzioni all’interno delle quali scegliere le priorità del progetto politico”.

Uno degli aspetti che più preoccupano è la crescita costante del "costo della salute", spesso dovuta all'introduzione di nuove tecnologie diagnostiche, in un quadro di risorse decrescenti.Come fare per curare meglio e curare tutti?
“Sono fermamente convinto che le risorse attualmente garantite dal SSN siano sufficienti a garantire servizi sanitari di qualità e diffusi. Il recupero di appropriatezza, ottenibile con il superamento del pagamento a prestazione e la responsabilizzazione diretta degli attori del SSN, permetterebbe da solo di sostenere i costi crescenti della qualità e della sicurezza. Inoltre modelli di organizzazione e semplificazione di tipo “privato” trasferiti nell’organizzazione pubblica permetterebbero di raggiungere quell’equità distributiva che è uno dei capisaldi del SSN e della nostra Costituzione.
Contestualmente la Clinical Governance che il Pubblico sta sviluppando a grandi passi, soprattutto in alcune Regioni, e l’estensione di alcune garanzie contrattuali pubbliche, permetterebbero al Privato accreditato di completare il percorso verso l’assoluta qualità delle proprie prestazioni. Insomma la ricetta potrebbe così sintetizzarsi: una rete integrata di servizi generata da un’osmosi tra Privato nel Pubblico e garantita da un impegno ferreo (anche a costo della dismissione dei produttori inefficaci) al rispetto degli impegni concordati e condivisi’”.


Questo nuovo, importante, incarico istituzionale le consentirà di continuare la sua collaborazione col PdM?
“Certamente. Continuerò a lavorare con sempre maggior impegno per il Gruppo, forte delle conoscenze che mi deriveranno dal
nuovo incarico; anche perché quest’ultimo sarà svolto in uno spirito di assoluto servizio verso le istituzioni, in quanto è a titolo completamente gratuito”.

“PENSO CHE QUANTO VISSUTO
QUOTIDIANAMENTE IN UN AMBIENTE
STIMOLANTE, VIVACE E ALTAMENTE
PROFESSIONALE, COM’È IL “MONDO POLICLINICO”,
INCIDERÀ SIGNIFICATIVAMENTE SUL MIO OPERATO
E SUI PARERI CHE DOVRÒ ESPRIMERE
IN COMMISSIONE”

Il curriculum
Il dottor Clemente Ponzetti, laureato in Medicina e Specialista in Igiene e Medicina Preventiva e in Medicina del Lavoro all’Università di Torino, ricopre a partire dagli anni ‘80 incarichi di dirigenza presso la ASL 9 di Ivrea, fino a divenire Direttore Sanitario degli Ospedali riuniti del Canavese, e successivamente Direttore Sanitario dell’Ausl della Valle d’Aosta, fino alla fine
del 2008. Dal gennaio 2009 è Coordinatore Sanitario del Gruppo Sanitario Policlinico di Monza e Direttore Sanitario della Clinica Salus di Alessandria. Dal 2000 al settembre 2007 è stato Segretario Scientifico nazionale dell’ANMDO (Associazione Nazionale Medici di Direzione Ospedaliera). Numerose le esperienze ministeriali, nazionali e regionali, in varie Commissioni e gruppi di
lavoro (Rischio Clinico, Tariffe, Progetto ROD per la classificazione DRG, Uso delle risorse ospedaliere mediante PRUO, Piano regionale per la Qualità, etc.). Ha ottenuto il premio Dedalo 97 e la nomination in vari concorsi nazionali e della Comunità Europea. Autore di volumi e pubblicazioni monografiche, ha al suo attivo varie pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali con impact. Relatore in numerosi eventi formativi.

 

 

ISTITUTO CLINICO
UNIVERSITARIO
DI VERANO BRIANZA

NOVARELLO
VILLAGGIO AZZURRO

PARTNERSHIP AL SERVIZIO DI IMPRESE E LAVORATORI

LA FORMAZIONE CON L’I.S.F.A.I.

A gennaio di quest’anno si è costituito
l’Istituto Superiore di
Formazione per le Aziende e
le Imprese I.S.F.A.I., nato
dalla partnership del Policlinico
di Monza con Studia e Lavora, ente
formativo accreditato presso Regione Lombardia
e ilMinistero della Salute in qualità di
provider per i Corsi ECM.Da gennaio è immediatamente
partita l’attività formativa rivolta
al personale sanitario presso l’Istituto
Clinico Universitario di Verano Brianza, dove
si trovano aule didattiche e campus per gli
studenti. A partire dal mese di aprile si è avviata
anche l’attività presso l’altra grande sede
operativa per la formazione presso Novarello
Villaggio Azzurro di Granozzo con
Monticello, in provincia di Novara.Gli ambiti
di formazione sono i più diversi e spaziano
dai corsi in ambito di salute e sicurezza
nei luoghi di lavoro, aperti, oltre che alle professioni
sanitarie, a tutti i lavoratori di tutte
le aziende del territorio che, per ottemperare
agli obblighi derivanti dal D.L.gs 81/08 (Testo
Unico in materia di tutela della salute e
della sicurezza nei luoghi di lavoro), devono
formarsi sul primo soccorso, l’antincendio, la
rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza,
gli obblighi di dirigenti e preposti, a quelli
più specifici delle professioni sanitarie:manovre
di rianimazione con ausilio di defibrillatore
semiautomatico (BLS-D), prevenzione
e sorveglianza delle infezioni ospedaliere,
qualità e management, aspetti giuridici della
professione sanitaria per medici ed infermieri.
In entrambe le strutture sono poi stati attivati
corsi di informatica di base rivolti al
personale amministrativo e sanitario delle
Cliniche ma anche a piccoli commercianti,
casalinghe, studenti. La struttura di Verano,
poi, ha già anche visti realizzati percorsi formativi
di eccellenza sulle tematiche di maggiore
interesse per i professionisti della salute.
Si citano unicamente a titolo di esempio i
corsi su prevenzione, identificazione e trattamento

delle reazioni allergiche ai mezzi di
contrasto, trattamento della scoliosi del rachide,
trattamento dello shock settico, intolleranze
e allergie alimentari, la gestione dell’accesso
venoso centrale e periferico, gli
strumenti per leggere le reazioni e i meccanismi
di difesa nella relazione: uso dell’enneagramma.
A quattro mesi dall’avvio si può quindi iniziare
ad abbozzare un primo bilancio delle
attività, che già contano numeri significativi
come da tabella riportata a piè di pagina.
A partire dal mese di giugno il programma
di I.S.F.A.I. si arricchisce ulteriormente grazie
alla possibilità di erogare formazione che
porti al rilascio di una qualifica anche a personale
disoccupato e inoccupato mediante
l’utilizzo del progetto della Regione Lombardia
delle Doti Formazione e Doti Lavoro.
Titolare del finanziamento è ancora una volta
il partner Studia & Lavora che garantisce
ai cittadini residenti o domiciliati in Lombardia
la frequenza di corsi a catalogo tra cui
ASA (Ausiliario Socio Assistenziale), della
durata di 800 ore,OSS (Operatore Socio Sanitario),
della durata di 1000 ore, Guardia
giurata, della durata di 180 ore, Body guard,
della durata di 180 ore. L’inizio di tali attività
è prevista nella sede di Verano a fine giugno.
A partire da giugno 2009 sono in progetto
ulteriori attività ed eventi formativi a tutela
del reddito che interessano lavoratori subordinati
a tempo indeterminato e a tempo determinato.
Le tipologie di lavoratori coinvolti
sono: occupati presso cooperative artigiane
o aziende che presentino domande di deroga
ai limiti della cassa integrazione.
L’attività normale di formazione sulla sicurezza
e per le professioni sanitarie comunque
non si interrompe, se non per la pausa estiva
di agosto, e prevede un calendario ancora
molto ricco, con la riproposizione di alcuni
corsi già realizzati e l’aggiunta di nuove tematiche.

  VERANO NOVARELLO
Totale corsi effettuati 40 11
Totale ore di formazione erogate 464 168
Totale partecipanti corsi 693 165
Calendario Sede di Verano Brianza
19-26 giugno
“Corso dirigenti e preposti” – D.Lgs 81/08 artt.18 e 19
28 settembre
“La gestione dell’accesso venoso centrale e periferico”
8 crediti ECM
24-25 giugno; 1-2 ottobre
“Antincendio Alto Rischio – D.Lgs 81/08 ex D.Lgs 626/94”
3 ottobre
“Strumenti per leggere le reazioni e i meccanismi di difesa nella relazione: uso dell’enneagramma”
8 crediti ECM
27 giugno
“Corso ecografia d’urgenza”
8 crediti ECM
10 ottobre
“Trattamento dello shock settico”
8 crediti ECM
2 luglio-26 settembre
“La prevenzione delle infezioni in ambito ospedaliero”
16 crediti ECM
16 ottobre
“Intolleranze e allergiealimentari”
8 crediti ECM
7 luglio; 9 settembre; 23 settembre; 7 ottobre; 17 ottobre; 9 novembre; 23 novembre; 1 dicembre; 17 dicembre
“Corso di addestramento BLS-D”
8 crediti ECM
24 ottobre; 7 novembre
“Aspetti giuridici della professione sanitaria nonmedica”
8 crediti ECM
5 settembre
“Obesità, anoressia, bulimia: facce diverse di un disagio”
8 crediti ECM
12-21 novembre
“Qualità e management sanitario”
8 crediti ECM
16-17 settembre; 17 settembre- 14 ottobre; 2-3 novembre;
3-16 novembre; 10-11 dicembre; 11-18 dicembre

“Primo soccorso per le aziende D.M. 388/2003”
12 crediti ECM
21 novembre
“Linee guida accreditamento regione lombardia”
8 crediti ECM
19 settembre; 3 ottobre
“Aspetti giuridici della professione sanitaria medica”
8 crediti ECM
 
Calendario Sede di Novarello
16-22 giugno; 23-30 giugno; 29 giugno-6 luglio; 9-16 luglio
“Corso dirigenti e preposti” – D.Lgs 81/08 artt.18 e 19
19-26 settembre
“PNL e persona “paziente”: ascoltare, comunicare e curare”
16 crediti ECM
17 giugno; 24 giugno; 1 luglio; 8 luglio; 15 luglio; 2 settembre;
9 settembre; 16 settembre; 23 settembre; 30 settembre;
7 ottobre; 14 ottobre; 21 ottobre; 28 ottobre; 4 novembre

“Corso di addestramento BLS-D”
8 crediti ECM
3-10 ottobre
“La relazione con il paziente”
16 crediti ECM
18-19 giugno; 19-25 giugno; 26 giugno-2 luglio; 2-3 luglio; 9-10 luglio; 17-18 settembre; 18-24 settembre; 1-2 ottobre; 2-8 ottobre;
“Primo soccorso per le aziende D.M. 388/2003”
12 crediti ECM
12-19 ottobre
“La prevenzione delle infezioni in ambito ospedaliero”
16 crediti ECM
20 giugno
“Professioni e deontologia”
8 crediti ECM
17-24 ottobre
“La comunicazione efficace nelle relazioni interpersonali”
16 crediti ECM
27 giugno
“Disabilità e scale di valutazione: approccio infermieristico”
8 crediti ECM
31 ottobre
“Management e leadership: come comunicare con i collaboratori difficili”
8 crediti ECM
4-11 luglio
“Lavorare in équipe: strumenti e metodi”
8 crediti ECM
7 novembre
“La conduzione efficace delle riunioni”
8 crediti ECM
18 luglio
“Meccanismi di decisione di gruppo”
8 crediti ECM
9-10 novembre
“Antincendio Alto Rischio – D.Lgs 81/08 ex D.Lgs 626/94”
12 settembre
“Gestione dei gruppi, delle risorse umane e della delega”
8 crediti ECM

14 novembre
“Lesioni da decubito”
8 crediti ECM
21 novembre
“La gestione del personale”
8 crediti ECM
28 novembre
“La gestione di un’unità operativa”
8 crediti ECM

 

 

 

IL DOTT. ALBERTO PENATI
IN BRASILE

DA 13 ANNI UN'INTENSA ATTIVITÀ BENEFICA

DALLA BRIANZA ALL’AFRICA E AL
SUDAMERICA: MEDICI BRIANZA E
MILANO ONLUS A SOSTEGNO DEI BAMBINI

Salvano la vita tutti i giorni con il
loro lavoro di medici e 13 anni fa
hanno deciso di continuare a salvarla
anche a persone distanti migliaia
di chilometri, mettendo a
punto un’organizzazione ad hoc, in grado di
allestire progetti ed eventi benefici. È l’Associazione
Medici Brianza e Milano Onlus,
presieduta e fondata dal dott.Alberto Penati.
Una “macchina” perfettamente oliata che dal
1996, anno di fondazione, ad oggi è riuscita a
raccogliere e a devolvere in beneficenza circa
650mila euro.
Nata come Associazione Sportiva Medici
della Brianza, nel 1998 si costituisce Onlus e
nel marzo 2000 assume la denominazione
attuale. “Tutto è cominciato nel novembre
del 1996 – racconta Alberto Penati – La
scintilla che ha acceso la miccia è stata la comune
passione per il calcio. L’idea era quella
di costituire una squadra di calcio che potesse
partecipare ad un torneo e che legasse il
proprio nome ad iniziative con finalità benefiche
in grado di aiutare persone bisognose.
Così è partitaMedicuore.
La prima edizione, allo stadio Brianteo di
Monza, risale al 1997”. Da allora l’Associazione
Medici Brianza e Milano Onlus di strada ne ha fatta molta e molti sono stati i progetti lanciati e sostenuti grazie ai suoi
sforzi. Oggi più di 50 medici specialisti, di
base e ospedalieri operano sul territorio della
Brianza, di Milano e dell’hinterland, mettendo
a punto eventi di carattere sportivo,
culturale e sociale tutti caratterizzati dalla finalità
benefica. “Oltre alla cinquantina di
soci – prosegue Penati – l’Associazione si
serve dell’aiuto di un’altra trentina di volontari”. Fin dagli inizi la priorità d’intervento si è concentrata sul mondo dell’infanzia. “È stato, e lo è tuttora, un nostro punto fermo –
puntualizza Penati – Poi però il nostro spettro
d’intervento si è allargato.Oltre ad eventi
sportivi come Medicuore, abbiamo dato vita
a numerose iniziative, concerti, spettacoli
teatrali, di danza, cabaret, incontri medici e
altri ancora. L’attenzione dal locale si è spostata
all’internazionale.

Grazie alla collaborazione
con Amref Italia Onlus abbiamo dato
una mano alla realizzazione del loro progetto
idrico in Africa nella regione del Kajiado,
zona a sud del Kenya e ai piedi del Kilimanjaro:
grazie a Medicuore sono stati costruiti
34 pozzi, un acquedotto, 12 latrine e
10 cisterne per la raccolta di acqua piovana”.
Sul fronte internazionale va sottolineato il
costante impegno mirato all’aiuto dei bambini
delle favelas brasiliane e argentine: i progetti
delle associazioni C.R.I.F.F. (Casa
CRIança Futuro Feliz), A.M.E. (Apoio ao
Menor Esperança) e A.P.A.E. (Associaçao
de Pais e Amigos dos Excepcionais), sviluppatisi
a Registro-San Paolo, si uniscono al
sostegno all’I.C.E.I. (Istituto di Cooperazione
Economica Internazionale) e al loro progetto
“La città invisibile” nei quartieri di La
Boca e Barracas di Buenos Aires.
In Argentina collaborano anche con la Fundacion
PUPI, fondata dal calciatore Javier
Zanetti, e in Colombia con la fondazione
Colombia te quiere vèr, fondata dal calciatore Ivan Ramiro Cordoba e dalla moglieMaria
Isabel. “In Brasile aiutiamo 248 bambini
down e senza famiglia di una città, Registro,
che ha 56mila abitanti e dista 200 chilometri
da San Paolo – spiega Penati – Li sosteniamo
e aiutiamo a comprare il materiale didattico
per la scuola. In Argentina invece contribuiamo
a combattere il lavoro minorile e
ad educare i bambini. La situazione è complessa:
è necessario confrontarsi con popolazioni
povere che arrivano dal Paraguay e dall’Uruguay”.
L’attenzione alle difficili realtà internazionali
però non va a scapito di quelle locali.
“Abbiamo aiutato sia l’associazione Il Veliero,
sia la Lega del Filo d’Oro e proseguiamo
il sodalizio con l’ospedale San Gerardo di
Monza”. La collaborazione con il San Gerardo
ha recentemente fruttato due importanti
risultati. “Siamo riusciti ad acquistare
dei cardiorespiratori da destinare al reparto
di neonatologia in grado di tenere in vita i
neonati che non arrivano al chilo di peso –
puntualizza Penati – Apparecchiature sofisticatissime,
che permettono all’80% dei casi
di avere poi delle vite perfettamente normali,
così com’è sofisticato il robot che aiuterà
il reparto di chirurgia laparoscopica. Si
tratta di un’attrezzatura che porrà l’ospedale
ad un livello d’eccellenza in tutta Europa,
un macchinario che ridurrà l’errore umano
a zero e servirà anche per istruire i laureandi.
Ma abbiamo aiutato anche il reparto di
oncologia pediatrica, dove il 75% dei bambini
è in grado di superare la malattia. I progetti
sono tanti, nessuno di noi riceve un
compenso, tutto viene devoluto in beneficenza”.
Esiste però un progetto che non è
ancora stato realizzato? Un sogno nel cassetto?
“Sì – conclude Penati - vorremmo riuscire
a realizzare in Brianza una casa famiglia.
Ci abbiamo già provato, ma purtroppo
non ci sono state le condizioni necessarie
per riuscirci. Speriamo di avere maggior
fortuna per il futuro”.

 

 

FIN DAGLI INIZI LA PRIORITÀ D’INTERVENTO
SI È CONCENTRATA SUL MONDO DELL’INFANZIA.
“È STATO, E LO È TUTTORA, UN NOSTRO PUNTO
FERMO. POI PERÒ IL NOSTRO SPETTRO
D’INTERVENTO SI È ALLARGATO.
OLTRE AD EVENTI SPORTIVI COME MEDICUORE,
ABBIAMO DATO VITA A NUMEROSE INIZIATIVE,
CONCERTI, SPETTACOLI TEATRALI, DI DANZA,
CABARET, INCONTRI MEDICI E ALTRI ANCORA.
L’ATTENZIONE DAL LOCALE SI È SPOSTATA
ALL’INTERNAZIONALE

LA SQUADRA DI MEDICUORE AL COMPLETO, AL CENTRO IL DOTT. PENATI

Per ulteriori informazioni e contatti è possibile visitare il sito internet www.medicuore.it.

 

 

 

 

IL DOTT. FRANCESCO
COGGIOLA, DIRETTORE
GENERALE DELLA CLINICA
SANTA RITA DI VERCELLI

 

 

 

 

IL GRUPPO CRESCE IN PROVINCIA DI ALESSANDRIA

NASCE A CASALEMONFERRATO IL NUOVO AMBULATORIO POLIDIAGNOSTICO


Il Policlinico di Monza ha recentemente
acquisito un Ambulatorio Polidiagnostico
a Casale Monferrato,
così da poter essere presente su un
territorio dal quale proviene parte
dell’utenza che afferisce alle cliniche Santa
Rita di Vercelli, Salus e Nuova Città di Alessandria,
e offrire ai pazienti una presenza fattiva,
anche in loco, dei servizi sanitari del
Gruppo.
La collocazione dell’ambulatorio a Casale è
strategica, in quanto completa un arco sanitario
ideale comprendente tutto il Piemonte
orientale.Questo arco, partendo dalla clinica
Eporediese di Ivrea, passa per La Vialarda di
Biella, raggiunge la San Gaudenzio a Novara,
devia sulla Santa Rita di Vercelli, lambisce
Casale Monferrato con l’Ambulatorio Polidiagnostico,
prosegue fino alla NCC e Salus
di Alessandria.
Queste cliniche, collegate e perfettamente
integrate fra loro, rappresentano un grande
insieme sanitario che rende possibili strategie
di scala, e fanno del Policlinico diMonza
la più importante realtà sanitaria del Piemonte.
L’ambulatorio è situato in una zona poco distante
dal centro storico (600 m) ma diviso

dal passaggio della ferrovia, in una zona ad
alta densità abitativa e in costante espansione
in direzione dell’uscita del casello autostradale
Casale Sud, da cui dista 2 chilometri.
La zona garantisce una buona possibilità
di parcheggio.
La presenza sanitaria in quella zona è rappresentata
da un unico ambulatorio medico di base, allocato nello stesso edificio. L’ospedale
civile è situato dalla parte opposta della
città.
L’ambulatorio, situato al primo piano, è
composto da cinque studi, due sale d’attesa,
servizi igienici di cui uno per disabili, reception,
locale di sterilizzazione, due depositi e
un archivio.
L’accesso è al piano terreno dove, attraverso
un ascensore interno, si accede alla reception
ambulatoriale e a tutti gli ambulatori del primo
piano.
L’attività svolta comprende le specialità di
Cardiologia,Ortopedia,Dermatologia, Chirurgia
Generale e Coloproctologica, Chirurgia
dellaMano,Ginecologia, Pediatria e Auxologia,
Urologia, Andrologia, Neurologia,
Diagnostica ultrasonica per immagini.
L’ambulatorio, che non è convenzionato con
il Servizio Sanitario Nazionale, offre prestazioni
specialistiche a un prezzo decisamente
contenuto.

 

LA COLLOCAZIONE DELL’AMBULATORIO
A CASALE È STRATEGICA, IN QUANTO COMPLETA
UN ARCO SANITARIO IDEALE COMPRENDENTE
TUTTO IL PIEMONTE ORIENTALE.
QUESTO ARCO, PARTENDO DALLA CLINICA
EPOREDIESE DI IVREA, PASSA PER LA VIALARDA
DI BIELLA, RAGGIUNGE LA SAN GAUDENZIO
A NOVARA, DEVIA SULLA SANTA RITA
DI VERCELLI, LAMBISCE CASALE MONFERRATO
CON L’AMBULATORIO POLIDIAGNOSTICO,
PROSEGUE FINO ALLA NCC E SALUS
DI ALESSANDRIA

 

UNA NUOVA STRUTTURA IN CALABRIA

NASCE IL POLIAMBULATORIO DI BOVALINO

Sta per essere inaugurato a Bovalino
Marina, in provincia di Reggio
Calabria, il nuovo Poliambulatorio
creato dal Gruppo Policlinico
diMonza al servizio degli
abitanti di questa area della Locride, sulla
costa ionica. Fra le specialità di diagnosi e
cura del Poliambulatorio sono comprese varie
discipline. Il dipartimento Cardiovascolare
è diretto dal professor Salvatore Spagnolo,
e comprende la Cardiologia, di cui è
responsabile il dottor Daniele Poggio, e la
Chirurgia Vascolare, con il dottor Claudio
Pecis. Saranno disponibili, per Cardiologia,
la visita specialistica, la visita di aritmologia
ed elettrofisiologia cardiaca, ECG basale,
test da sforzo, ecocardiocolordoppler, ecocardiocolordoppler
transesofageo, holter dinamico

 

 

monitoraggio pressione arteriosa
(M.A.P.).
Per le altre discipline – Ortopedia (responsabile
dottor Marco Chiumenti), Urologia,
Chirurgia Generale, Endocrinologia,Neurologia
– sono disponibili visite specialistiche.
L’inaugurazione è avvenuta il 27 giugno, alla
presenza del sindaco di Bovalino, dottor
Zappavigna, del Direttore generale dell’Asl
di Locri, dottor Ranieri, e dell’avvocatoMorabito,
presidente dell’amministrazione provinciale
di Reggio Calabria. Per il Gruppo
Policlinico diMonza ha presenziato il Direttore
Sanitario, prof. Giulio Cesare Papandrea.
Il Poliambulatorio è in viale Calabria 14, e le
prenotazioni telefoniche possono essere concordate
al numero 0964 60131.

 

IL POLIAMBULATORIO DI BOVALINO MARINA