II Policlinico Città di Monza appare oggi costituito da una serie di edifici di moderna concezione accanto a un nucleo storico di lunga e gloriosa tradizione. Questo si lega in modo indissolubile alla contigua Villa Biffi De Cristofons, le cui origini risalgono ai primi del Seicento. La villa costituiva un tutt'uno con il fondo e il fabbricato rustico che si allinea ancora all'antica direttrice per Agrate.

Storia

Nella rappresentazione del Brenna [1845] Villa Dosso appare costituita da due bracci perpendicolari, che si uniscono a formare una L, oltre alla parte da conduzione agricola ancora nella proprietà della clinica monzese. Una descrizione del 1627 da conto della parte nobiliare, di un fondo di 200 pertiche e della cascina che passa dalla proprietaria Veronica Pategina a Giacomo Reggiani, facoltoso esponente del ceto commerciale milanese. Da questi il tutto transita a Giacomo Brivio, che negli ultimi anni del Seicento accresce ulteriormente le proprie disponibilità. La fortuna del Brivio è però alterna, come le parti che sostiene: accusato di fellonia viene incarcerato e perde il possesso monzese.  Il  nuovo proprietario è  il conte Antonio Comneno, che nel 1749 apre pure all'uso pubblico l'oratorio situato nel fondo. Pochi anni dopo, il Dosso viene retrocesso ai Brivio e quindi rivenduto a don Giovanni Francesco Castelli, feudatario di Parabiago. Attorno alla prima metà degli anni Quaranta passa poi ai De Cristoforis, che la utilizzano quale dimora di campagna. Mei febbraio del 1876 i proprietari sono l'avv. Giuseppe Gatti, il dottor Giuseppe Muggetti e il cav. Antonini. I tre intendono chiudere la proprietà con quel muro di cinta che verrà poi, nel 1904 nel 1907, parzialmente rifatto secondo i canoni del liberty allora predominanti. Si aggiungono poi i corpi adibiti ad uso di portineria e sala di ricevimento. E questo avviene in previsione del cambiamento di destinazione d'uso della Casa, in previsione di poter "corrispondere al nuovo scopo a cui è destinata, di diventare cioè, uno Stabilimento Sanitario succursale di quello milanese diretto dal dottor Serafino Biffi. Da qui innanzi la storia del Dosso, si identifica con una parte rilevante della medicina italiana.
Biffi infatti, è il direttore dell'istituto di San Celso, un esempio ante litteram di sanità privata e volto ad accogliere pazienti che altrimenti sarebbero finiti nelle infelici istituzioni pubbliche.
Le successive esigenze del territorio portano poi alla graduale conversione della tipologia di pazienti; ci si apre alle esigenze esterne, si strutturano nuovi reparti e negli anni Ottanta si attua quella conversione che porta oggi il Policlinico a presentare un'offerta sanitaria sempre più qualificata e attenta alle esigenze del territorio. Posta in atto nel solco di una tradizione che non è solo Ottocentesca ma richiama direttamente quello spirito di sussidiarietà che richiama la grande tradizione ospitaliera monzese, la cui impronta, dagli xenodochi o hospitia di medievale memoria, nascono tutti per la libera iniziativa di privati e a tutti si rivolgono con una formula che in parte e ancora attuale.